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giovedì 2 aprile 2026
I giovani e la speranza
Il discorso inaugurale dell’anno accademico dell’Università di Padova di Paola Bonomi, studentessa di 22 anni, non dovrebbe, o meglio non avrebbe dovuto passare inosservato e far riflettere tutti, soprattutto coloro che hanno contribuito alla devastazione dello stato di diritto di questo Paese, che oggi potremmo definire Stato dei mancati diritti, perché di questo si tratta. Cosa c’è di peggio di impedire ai giovani di esercitare il proprio diritto di voto solo perché ci si trova fuori sede per motivi di studio e di lavoro e nell’impossibilità di pagarsi il viaggio per raggiungere i luoghi della propria residenza? Purtroppo siamo arrivati a questo punto per l’insipienza di questi politici al governo, che esercitano il potere di veto, come in questo caso, solo per fini strettamente personali. Una politica che guarda solo al proprio interesse e non a quello della collettività è malata grave e, purtroppo, lo è da molto tempo, mentre noi il popolo non abbiamo voluto capire e ci siamo girati dall’altra parte, senza minimamente pensare alle conseguenze che tale comportamento avrebbe avuto sui giovani, soprattutto, ma non solo, e nel caso specifico anche sul risultato referendario. Un intrevento questo da dove si evince l’amarezza e la preoccupazione dei giovani di oggi, che denunciano “ la frattura, ormai evidente, tra il futuro che vengoni invitati a costruirsi e il presente”: “Studia, che il futuro è tuo, basta impegnarsi.” “Un po’ di gavetta l’abbiamo fatta tutti.” “Se vuoi puoi.” Per realizzare questo sogno oggi i giovani sono costretti a fare sacrifici immensi, a cominciare dall’esborso dell’esoso costo di €.500,00 per una stanza, per potere soggiornare lì dove hanno scelto di seguire corsi di studio, che, purtroppo, non tutti possono permettersi. Ascoltando questo intervento mi è tornato in mente il tempo passato in cui noi giovani del passato si studiava certi che poi, ottenuto il famoso pezzo di carta, si poteva aspirare a un lavoro certo. Un privilegio che oggi i giovani non hanno più, proprio perché non hanno nessuna garanzia per un futuro certo di lavoro, nonché di vivere quella spensieratezza di cui noi giovani del passato abbiamo potuto godere: una gioventù fatta sì anche di sacrifici - perché neppure negli anni 60-70 si era tutti ricchi- ma c’era la cansapevolezza di un futuro migliore raggiungibile. AI giovani di allora è toccato il privilegio di vivere una stagione ricca di avvenimenti, di sfide in un Paese che si stava risvegliando dalla tragedia della guerra passata. Quelli sono stati anni bellissimi, indimenticabili: tutto sembrava a portata di mano! Per i giovani di allora è stato un periodo fortunato, che purtroppo non abbiamo avuto la capacità di preservare per le future generazioni: questo è il grande rammarico che ognuno di noi dovrebbe avere. E’ vero che a partire dalla fine degli anni 70 il Paese ha attraversato momenti bui, che hanno segnato la vita di tutti noi e per molti è stata la fine di una illusione che si credeva non si dovesse esaurire mai. L’illusione del benessere raggiunto, vissuto come un’assicurazione a vita si è rivelata fallace e senza prospettiva per un futuro di Pace e di benessere. L’incapacità di una visione del futuro da parte della politica ha portato al disastro, non solo dell’Italia, ma di tutto l’occidente, che oggi vive una crisi nera di valori, di lavoro, di sviluppo, di guerre in diverse parti del mondo. E così oggi i giovani si trovano a dovere affrontare un presente senza speranza, ricco d’insidie e ad inseguire il futuro come un miraggio che sembra irrangiugibile per i tanti ostacoli che vi si frappongono. Le guerre imperverano in diverse parti del mondo, genocidi, deportazioni con tutte le conseguenze che ciò comporta e che credevamo sconfitte per sempre. La follia di chi oggi governa il mondo, produce disastri su disastri, a cominciare da quelli ambientali, che stanno distruggendo l’ambiente ed il clima modificto a colpi di geongegneria, con scie chimiche che coprono il nostro cielo azzurro e piogge incessanti che cancellano centri abitati, strade, ponti ecc. per colpa di politiche assassine che mirano a distruggere l’uomo e soppiantarlo con “l’intelligenza artificiale” o forse sarebbe meglio dire con la “deficienza artificiale”. Sarebbe ora di chiederci di chi è la colpa di tutti questi disastri! Non sarà forse dovuta alla mancanza di partecipazione alla politica di tutti? Alla delega in bianco che si è data a politici sempre più corrotti e senza scrupoli? Alla povertà che aumenta per colpa di politiche dissennate,che mettono la ricchezza nelle mani di pochi , mentre al popolo vengono riservate le briciole? Armi di distrazione di massa sono state propinate da tutti i governi, insieme a un sistema di controllo delle masse, per distrarci dai problemi veri, per farci dimenticare il “futuro”, quel futuro che oggi è in mano a una politica spesso criminale, con una giustizia che non è uguale per tutti, con una stampa corrotta, con una sanità allo sbando e impoverita, mentre pochi si sono arricchitti oltre ogni decenza umana a discapito del popolo che hanno reso sottomesso e incapace di reagire. Questo è il mondo che stiamo consegnando ai giovani per colpa delle nostre dimenticanze e incapacità di una politica che governi per il bene comune e non invece per quello di pochi. Nella toscano 2.4.2026
venerdì 27 marzo 2026
La vittoria del No , il conseguente sfaldamento del cd e le sfide per il futuro della sx
Difendiamo la democrazia
venerdì 27 marzo 2026
La vittoria del No , il conseguente sfaldamento del cd e le sfide per il futuro della sx
La destra governativa pensava di avere i numeri per portare a compimento lo scempio della Giustizia e della Costituzione, contando sull'astensionismo e sulla propaganda becera condotta per confondere il popolo meno acculturato e consapevole. Ha commesso errori gravi in questa campagna referendaria che hanno portato alla vittoria del NO: risultato conseguito per il grande impegno di magistrati come Gratteri e Di Matteo e di chi ha accolto il loro appello , nonchè dei comitati che si sono costituiti in tutto il territorio nazionale che hanno spiegato ai cittadini i pericoli che il Paese stava correndo qualora avesse vinto il si. Per fortuna i cittadini e in particolare i giovani, che sono stati la grande sorpresa di questo referendum, che a stragrande maggioranza hanno capito e si sono recati in massa a votare. Quello che è successo e sta succedendo è che il cd si sta sfaldando: caduto il loro obiettivo si riforma della giustizia per assicurarsi l'impunità stanno emergendo tutte le contraddizioni all'interno di una coalizione, che sembra più un'armata brancaleone che un'aggregazione politica. Sono cadute le teste di Delmastro e della Bartolozzi e poi quella della Santanchè, su richiesa della Meloni,che adesso minaccia di portarsi dietro tutti. Adesso anche le perquisizioni al Ministero della Difesa con l'ipotesi di reati gravissimi! Non vi è dubbio che siamo difronte a una classe dirigente della destra che venuta al potere credeva e crede di poter fare quello che vuole in dispregio di qualsiasi legge, forma e buon senso. E' evidente comunque che la toppa delle dimissioni dei suddetti personaggi si è rivelata peggio del buco ed è la conferma di quanto sospettato in merito alle tante bramate riforme della giustizia, che, ricordiamolo, ricalcolano il piano della P2 di Licio Gelli a cui ha aderito il Berlusconi, anch'esso pregiudicato e a cui la di lui figlia voleva dedicare la vittoria del si. Per fortuna la maggioranza degli italiani hanno capito e così abbiamo scampato il pericolo di una deriva fascista che non si sa dove ci avrebbe portato. Ora, però, si pone il problema di come uscire da questo disastro. E' palese che la vittoria del NO non se la possono attribuire i partiti politici e i vari sindacati, che non sono stati determinanti per la vittoria del NO, che va attribuita invece all'apporto rilevante delle associazioni,comitati e alla società civile, oltre che all'impegno senza riserve dei magistrati a cominciare da Gratteri e Di Matteo. Quindi, i partiti di sx evitino di appropriarsene e di ritenere a prescindere che saranno i futuri vincitori delle prossime consultazioni elettorali, perchè così non è e di più se non lo si capirà e non si invertirà proprio il modo di porsi. Ha fatto bene la Salis a dichiarare che le primarie non vanno fatte, perchè sono divisive e il fatto stesso che Conti l'indomani del voto, con una tempistica veramente incredibile , abbia dichiarato di essere disposto a candidarsi non è una bella cosa. Io penso che più che primarie il popolo che si riconosce nella Costituzione e vuole portare avanti la sua attuazione debba organizzarsi per raccogliere tutti coloro che vogliono veramente cambiare questo Paese, cominciando a pensare a politiche quali la redistribuzione del reddito, ai diritti calpestati da questo governo quali la giustizia, l'istruzione, la sanità, l'ambiente, il lavoro, il diritto alla casa e al salario per chi rimane fuori dal mercato del lavoro,oltre e soprattutto la Pace e in osservanza dell'art. 11 della Costituzione il ritiro da qualsiasi guerra anche in termini di aiuti finanziari. La vittoria della sinistra, a mio parere, passa proprio da qui e, credo, anche che sarebbe necessario e urgente unire tutte le forze per portare avanti questo ambizioso obiettivo, per mandare a casa questi guerrafondai cialtroni che hanno rovinato il Paese!
N.T.
sabato 21 marzo 2026
ULTIM'ORA: la superstar di New York, AG Letitia James, colpisce Trump con una ENORMA causa insieme a una potente coalizione di stati, contee e città per impedirgli di distruggere le normative cruciali sul cambiamento climatico.
Occupy Democrats
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ULTIM'ORA: la superstar di New York, AG Letitia James, colpisce Trump con una ENORMA causa insieme a una potente coalizione di stati, contee e città per impedirgli di distruggere le normative cruciali sul cambiamento climatico.
Questa donna sa brandire la legge come un'ascia da battaglia...
"L'amministrazione Trump ha scelto la negazione, abrogando le protezioni critiche che sono fondamentali per la risposta del governo federale al cambiamento climatico. Non lasceremo che il governo federale abbandoni le sue responsabilità al popolo", ha dichiarato James in un comunicato stampa.
La coalizione legale di Jame è composta da 40 stati e da altri gruppi più piccoli. Stanno puntando a ribaltare la disastrosa decisione dell'EPA di Trump di abrogare la scoperta di messa in pericolo del 2009, che ha costituito la base di gran parte della nostra architettura legale per la regolamentazione del clima.
L’abrogazione di tale constatazione, secondo cui i gas a effetto serra costituiscono un pericolo per la salute pubblica e l’ambiente, è da tempo un obiettivo delle compagnie petrolifere che hanno contribuito a far entrare Trump al potere. Negheranno la scienza e raderanno volentieri il mondo al suolo se ciò significa aumentare i profitti per loro nel breve termine.
James ha presentato la sua petizione legale alla Corte d'Appello degli Stati Uniti per la D.C., così come in California, Connecticut e Massachusetts. La sua coalizione sostiene che l'abrogazione è chiaramente a sfida della scienza, ignora le prove e viola il Clean Act.
Questo è il tipo di azione coraggiosa di cui abbiamo bisogno ora dai nostri leader politici. Dobbiamo combattere l'amministrazione Trump in ogni momento se ci sarà qualche possibilità di un mondo vivibile per le generazioni future.
Per favore mettete mi piace e condividete per ringraziare Letitia James!
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Domani vota No chi ama la Costituzione e la vuole salvare!
Toscano Nella Arch
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Domani si vota per salvare la Costituzione italiana nata dalla Resistenza. Perché potesse essere scritta molto uomini e donne hanno pagato con sacrifici e al costo della vita.
Oggi abbiamo una responsabilità enorme e dobbiamo difenderla per onorare quei morti che ci hanno consentito di avere la Costituzione più bella del mondo, che uomini incapaci di apprezzarne la grandezza pensano di affossare, per fini altri e addirittura strettamente personali.
Non passeranno!
Perché ciò succeda c'è, però, bisogno della partecipazione di tutti, quindi è necessario andare a votare.
Usciamo da una campagna elettorale tra le più vergognose dal dopoguerra ad oggi, per le menzogne e l'occultamento della verità di governo e politici di dx soprattutto, propinate a piene mani senza ritegno.
Politici che vogliono raggiungere lo scopo di fare vincere il si non dicendo la verità non onorano quanto scritto in quella stessa carta che vogliono strappare, dimentichi del giuramento per difenderla con onore e disciplina.
Se la politica percorre strade che non si sa dove ci conducono sta a noi rimettere tutto sulla retta via andando a votare e votando NO!
Ricordiamo cosa diceva Piero Calamandrei a proposito della Costituzione e della giustizia in modo particolare:
Il treno delle donne per la Costituzione riprende a viaggiare per salvare la Costituzione
Questo treno continuerà a viaggiare insieme a tutti quelli che hanno a cuore la Costituzione e vogliono continuare a difenderla, perchè la Costituzione italiana del 1948 è la carta dove sono stati scritti tutti i nostri diritti e la libertà.
Dobbiamo sempre ringraziare chi ha pagato con la vita perchè potesse essere scritta e non pissiamo permettere a quattro scappati di casa di strapparla per fini non certo encomiabili.
Andiamo a votare tutti e votiamo NO tutti per salvare la democrazia e l'indipendenza dei poteri dello stato e del CSM , perchè vi sia una giustizia giusta , mancando la quale non c'è democrazia.
Stiamo attraversando un momento veramente drammatico, pieno di insidie e con la guerra in corso, che i nostri governanti vogliono ignorare e per tutto questo occorre votare NO con forza!!!!
Nella Toscano
lunedì 16 marzo 2026
Difendiamo la democrazia: La stabilità di una nazione è legata alla stabilit...
Difendiamo la democrazia: La stabilità di una nazione è legata alla stabilit...: Molti cittadini, purtroppo, ancora non riescono a comprendere che la posta in gioco di questo referendum è la modifica della nostra Costit...
domenica 15 marzo 2026
Creata l’Alta Corte per indurli a scrivere le sentenze come vogliamo noi
Giovanni LimaAVVOCATI E SOCIETÀ CIVILE AUTOREVOLEZZA E LEGALITÀ soSrtoednpl021go9mihregum0to993fal:a 7g550 a904 0 1mz0eh1clr · Creata l’Alta Corte per indurli a scrivere le sentenze come vogliamo noi Per Meloni con la riforma della giustizia si potranno cambiare decisione ingiuste secondo il governo. Siamo alla confessione. https://www.instagram.com/reel/DVpC-pfCllL/?igsh=MWJnMzN2dTgxd3JraQ==
È lo storico intervento di Piero Calamandrei del 1947 con il quale difende l'indipendenza della magistratura come garanzia di libertà per i cittadini, rifiutando la sottomissione del Pubblico Ministero all'esecutivo.
Da AVVOCATI E SOCIETÀ CIVILE AUTOREVOLEZZA E LEGALITÀ
Giovanni Lima · odStsoprne28g6u4hu :4mIhe lt15o61a72e4g9tc90t21 gle706rrlia3 ·
Calamandrei: Il Pubblico Ministero e la garanzia di libertà
È lo storico intervento di Piero Calamandrei del 1947 con il quale difende l'indipendenza della magistratura come garanzia di libertà per i cittadini, rifiutando la sottomissione del Pubblico Ministero all'esecutivo.
Calamandrei sostiene l'unità dell'ordine giudiziario, imparziale e sottomesso solo alla legge, contro la politicizzazione della giustizia penale.
(Assemblea Costituente, 27 novembre 1947)
“ … Si è parlato, in questi giorni, da vari oratori, del pericolo che la magistratura diventi un "quarto potere"; si è parlato del pericolo che la magistratura diventi una casta chiusa, uno Stato nello Stato, una specie di cittadella inespugnabile, sottratta ad ogni controllo della sovranità popolare.
Ebbene, onorevoli colleghi, io credo che queste preoccupazioni siano smentite dalla struttura stessa che noi abbiamo dato a questo progetto. Noi abbiamo voluto che la magistratura fosse indipendente, ma non abbiamo voluto che fosse separata dalla nazione.
L'indipendenza che noi rivendichiamo per i magistrati non è un privilegio dei magistrati: è una garanzia dei cittadini.
Perché il cittadino sia libero, occorre che il giudice sia indipendente.
Ma v'è un punto su cui la discussione è stata più viva: quello del Pubblico Ministero.
Si è detto da alcuni: "Sia pure l'indipendenza per il giudice che giudica; ma il Pubblico Ministero, che è il promotore della giustizia, che è l'organo che deve dare l'impulso al processo, deve essere in qualche modo collegato al Potere esecutivo".
Noi abbiamo risposto di no.
Abbiamo risposto che anche il Pubblico Ministero deve essere un magistrato;
che anche il Pubblico Ministero deve avere le stesse garanzie di indipendenza del giudice.
Perché se voi lasciate il Pubblico Ministero sotto la dipendenza del Governo, voi venite a mettere la giustizia penale sotto la dipendenza della politica.
Se il Pubblico Ministero deve attendere un cenno del Ministro per sapere se deve o non deve iniziare un processo penale contro un uomo politico, se deve o non deve insistere nell'accusa, in quel momento la giustizia penale è finita, e la libertà del cittadino è perduta.
Il Pubblico Ministero, nell'ordinamento che noi abbiamo tracciato, non è l'avvocato dell'accusa: è un magistrato, il quale ha l'obbligo di cercare la verità, anche se la verità giova all'imputato.
Egli appartiene all'ordine giudiziario;
egli respira la stessa aria di imparzialità che respira il giudice.
Questa è l'unità della magistratura che noi abbiamo voluto difendere: l'unità che deriva da una comune cultura, da un comune concorso, da una comune coscienza di magistrato che non deve servire nessun altro padrone se non la legge”.
Atti dell'Assemblea Costituente, Discussioni, vol. IX, seduta di giovedì 27 novembre 1947, pp. 2480 e seguenti.
Piero Calamandrei
#Costituzione #Referendum2026
#ReferendumCostituzionale
#REFERENDUMGIUSTIZIA
Il Capo Provvisorio dello Stato Enrico De Nicola firma l'atto di promulgazione della Costituzione
La FAVOLA della SEPARAZIONE IL CAVALLO di TROIA
di Giorgio Lattanzi, già Presidente della Corte Costituzionale [i]
Fonte: Giustizia Insieme - 15 marzo 2026
“Perché dico No a questa revisione costituzionale.
Tutto ha inizio con quella che io chiamo la favola della separazione delle carriere.
Dopo l’emanazione nel 1988 del nuovo codice di procedura penale si è iniziato ad affermare che la riforma andava completata con la cosiddetta separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri.
E dopo la modifica dell’art.111 Cost. si è sostenuto che il nuovo art. 111 comportava la separazione delle carriere perché stabiliva che il processo si sarebbe dovuto svolgere “tra le parti in condizioni di parità davanti a giudice terzo e imparziale” e la unificazione delle carriere escludeva la parità delle parti e la terzietà del giudice.
Due affermazioni prive di fondamento, che, ripetute in continuazione soprattutto dagli avvocati delle camere penali, sono alla fine sembrate verità indiscutibili.
Il discorso sul nuovo codice e sul nuovo processo, tendenzialmente accusatorio, sarebbe lungo, ma per smentire che questo avrebbe dovuto essere completato con la separazione delle carriere è sufficiente ricordare che durante i lavori per la redazione del codice non si è mai parlato della necessità di separare la carriera dei giudici da quella dei pubblici ministeri e che il decreto legislativo emanato per adeguare l’ordinamento giudiziario al nuovo processo (d.P.R. n. 449 del 1988) non solo non si è dato carico di separare le carriere ma anzi ha facilitato il passaggio da una funzione all’altra.
È da aggiungere che la stessa Corte costituzionale ha affermato che il nuovo sistema processuale «non comporta che, sul piano strutturale ed organico, il pubblico ministero sia separato dalla magistratura costituita in ordine autonomo e indipendente» (C. cost. n.88/1991).
I giudici e i pubblici ministeri compongono la magistratura e si distinguono per l’esercizio delle funzioni, giudicanti o requirenti, pur facendo parte di un’unica carriera ed essendo inseriti in un unico ruolo organico, dopo essere stati assunti con il medesimo concorso.
Questo avviene perché entrambi sono organi di giustizia e sono considerati dalla Costituzione autorità giudiziaria; entrambi, anche se con funzioni diverse, devono concorrere alla corretta applicazione della legge. Infatti, come ha riconosciuto la Corte costituzionale, anche «nell’architettura della delega… il ruolo del pubblico ministero non è quello di mero accusatore, ma pur sempre di organo di giustizia obbligato a ricercare tutti gli elementi di prova rilevanti per una giusta decisione, “ivi compresi gli elementi favorevoli all’imputato” (direttiva n.37)» (C. cost. n. 88/1991).
Gli avvocati penalisti però, alla ricerca di una improbabile parità formale e sostanziale con il pubblico ministero, hanno ritenuto di poterla conseguire attraverso la separazione delle carriere, come se fosse l’unificazione delle carriere della magistratura giudicante e di quella requirente a fare dell’avvocato una figura processuale diversa da quella del pubblico ministero.
Nell’ordinamento, anche senza considerare la sua posizione in materia civile e nelle altre materie in cui è previsto il suo intervento, il ruolo del pubblico ministero è diverso per vari aspetti da quello del difensore: pure quando interviene per la tutela di un interesse specifico l’orizzonte del pubblico ministero è sempre costituito dall’applicazione della legge; è questa il suo fine ultimo. Perciò il pubblico ministero è considerato un “organo di giustizia”, e, benché nel processo penale costituisca una parte, si dice, mi sembra correttamente, che è una “parte imparziale”, diversamente dall’imputato e dal suo difensore, che agiscono per la soddisfazione di un interesse personale, indipendentemente dalla conformità o meno di questo interesse alla legge.
Che l’attività del pubblico ministero debba essere finalizzata alla corretta applicazione della legge, anche nell’interesse dell’imputato, emerge da alcune significative disposizioni del codice di rito e innanzi tutto dall’art. 358 c.p.p. Questo, infatti, in attuazione della direttiva 37 della legge delega, stabilisce che «il pubblico ministero… compie altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini».
È una disposizione cui si tende a non dare troppa importanza, però, quale che ne sia in concreto l’applicazione, a me sembra che delinei chiaramente la funzione del pubblico ministero, che, come “parte imparziale”, raccoglie non soltanto le prove a carico e che pone tutte le prove raccolte, sia quelle a carico, sia quelle a discarico, a disposizione del difensore, a differenza di questo, che acquisisce gli elementi probatori in piena libertà e in piena libertà ne dispone, versandoli o meno, a seconda delle convenienze, negli atti processuali.
Parimenti significativo è l’art. 408 c.p.p., nei termini risultanti dalla riforma Cartabia. Innovando rispetto a quanto era previsto in precedenza, questo articolo stabilisce che il pubblico ministero richiede l’archiviazione non solo nel caso di infondatezza dell’accusa, ma anche «quando gli elementi acquisiti nel corso delle indagini preliminari non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna», e ciò significa che compito del pubblico ministero non è quello di far valere sempre e comunque gli elementi di accusa, che pure esistono, ma quello di porsi nella prospettiva del giudice, rinunciando ad esercitare l’azione penale quando questa non avrebbe successo, cioè negli stessi casi in cui il giudice dell’udienza preliminare, a norma dell’art. 425, comma 3, c.p.p., dovrebbe pronunciare una sentenza di non luogo a procedere.
Il pubblico ministero è il promotore di una decisione formalmente e sostanzialmente giusta, e non l’accusatore a ogni costo, perciò, mentre per il difensore l’aver ottenuto l’assoluzione costituisce sempre una vittoria, anche, e forse a maggior ragione, se l’imputato è colpevole, per il pubblico ministero l’aver ottenuto la condanna quando l’imputato effettivamente è innocente, rappresentando una sconfitta per la giustizia, è di fatto anche una sua sconfitta.
È da aggiungere che il principio di parità delle parti, consacrato dall’art. 111 Cost. e pure richiamato a fondamento della separazione delle carriere, comporta l’esistenza processuale di una complessiva equivalenza delle opportunità riconosciute alle parti per concorrere alla decisione del giudice, il che, come ha chiarito la Corte costituzionale non significa che debba esserci una perfetta simmetria tra le posizioni dell’una e quelle dell’altra, e in particolare, per quanto concerne il processo penale, tra le facoltà riconosciute al pubblico ministero e quelle riconosciute all’imputato e alla sua difesa (C. cost. n. 34/2020, n. 421/2001, n. 26/2007 e n. 298/2008).
In più occasioni la Corte costituzionale ha rilevato che «nel processo penale il principio di parità tra accusa e difesa non comporta necessariamente l’identità tra i poteri processuali del pubblico ministero e quelli dell’imputato, potendo una disparità di trattamento risultare giustificata, nei limiti della ragionevolezza, sia dalla peculiare posizione istituzionale del pubblico ministero, sia dalla funzione allo stesso affidata, sia da esigenze connesse alla corretta amministrazione della giustizia» (C. cost. n. 34/2020).
È a aggiungere che il principio della parità delle parti, analogamente a quello della terzietà e della imparzialità del giudice, riguarda il processo e non l’ordinamento giudiziario, come risulta dal contesto della disposizione e dall’inserimento dell’art. 111 nella sezione seconda del titolo quarto della Costituzione, sulla giurisdizione, e non nella sezione prima, sull’ordinamento, della quale invece fanno parte tutti gli articoli modificati dalla legge costituzionale, ad eccezione dell’art. 87. Perciò se nel processo non fosse garantita la parità delle parti è questo che andrebbe riformato, non la Costituzione.
È anche per questa ragione che ho parlato inizialmente di una favola perché, come ha riconosciuto la Corte costituzionale, «la Costituzione… pur considerando la magistratura come un unico “ordine”, non contiene alcun principio che imponga o al contrario precluda la configurazione di una carriera unica o di carriere separate fra i magistrati addetti rispettivamente alle funzioni giudicanti e a quelle requirenti» (C. cost. n. 37/2000 e n. 58/2022).
Dunque, la separazione delle carriere non è imposta ma neanche esclusa dalla Costituzione è ben può essere realizzata dal legislatore se lo ritiene opportuno. Dell’opportunità si può discutere, ma certamente la sua realizzazione non richiedeva una revisione costituzionale perché ben sarebbe potuta avvenire con una legge ordinaria (C. cost. n. 37/2000), e la favola della necessità della separazione anche per osservare i principi dell’art. 111 Cost. è servita al Governo per innalzare la questione al livello costituzionale e fare apparire opportuno anche un intervento di revisione della Costituzione.
A ben vedere la favola è stata il cavallo di Troia utilizzato dal Governo per penetrare nella cittadella del Titolo IV della Costituzione e sostituirne o modificarne ben sette articoli.
Ho sempre sostenuto che la Costituzione di regola non si dovrebbe toccare e che solo eccezionalmente può essere assoggettata a revisione.
Perché ritengo che per principio si debba dire no alla revisione della Costituzione?
Perché la stabilità di una nazione è legata alla stabilità della sua Costituzione.
La Costituzione è la sua Carta fondamentale e non può essere trattata come una qualunque legge ordinaria, che viene modificata a seconda delle esigenze e delle convenienze anche politiche del momento, come sta avvenendo per la legge elettorale.
La Costituzione è come un orologio di precisione, se se ne cambiano gli ingranaggi è assai probabile che cessi di funzionare correttamente.
Perché poi, in particolare, ritengo si debba dire no a questa revisione?
Innanzitutto, perché è stata approvata in un modo indecente, sulla base di un disegno di legge governativo blindato, che nei quattro passaggi parlamentari non ha potuto ricevere miglioramenti e correzioni, di cui pure avrebbe avuto bisogno, come se la Costituzione fosse patrimonio di una parte politica e non dell’intera Nazione.
È stato infatti realizzato, in solitudine, dalla maggioranza governativa, un ampio intervento modificativo di una parte della nostra Carta fondamentale, che è nata dal lavoro comune di tutte le forze politiche all’epoca presenti nel Parlamento ed è stata approvata a grande maggioranza, con 458 voti favorevoli e 62 contrari, su un totale di 520 votanti.
In secondo luogo, perché comportano un mutamento della natura del pubblico ministero e la disarticolazione dell’ordinamento costituzionale contenuto negli articoli 101-110 Cost., con un forte indebolimento del potere giudiziario.
Questo potere oggi si fonda soprattutto sull’organo di autogoverno, il Consiglio superiore della magistratura, che costituisce il riferimento unico, anche disciplinare, per tutta la magistratura, giudicante e requirente, ed è evidente che il suo smembramento in tre organi (due Consigli superiori e l’Alta Corte disciplinare) e la loro composizione con un sorteggio indeboliscono sostanzialmente la posizione costituzionale della magistratura.
Per non parlare della diversità tra i due sorteggi: uno avviene tra tutti i membri togati e l’altro tra le persone comprese in un elenco di professori in materie giuridiche e avvocati, formato dal Parlamento.
L’aver assimilato i due sorteggi è una manifesta furbizia allo scopo di esercitare una maggiore influenza politica sugli organi in questione, perché i membri di provenienza parlamentare sono comunque di estrazione politica. La parità dei meccanismi elettivi avrebbe richiesto per i membri non togati un sorteggio tra tutti i professori in materie giuridiche e tutti gli avvocati, non solo tra quelli selezionati dal Parlamento.
Che l’obiettivo sia quello dell’indebolimento del potere giudiziario è evidente perché gran parte delle dichiarazioni dei membri del Governo e dei membri della maggioranza che lo sostengono accusano giudici e pubblici ministeri di adottare provvedimenti e di assumere iniziative da loro non condivise, che vengono contestate in modo particolarmente accanito quando riguardano attività o iniziative governative.
Si sta formando una nuova cultura, diversa da quella che informa la nostra Costituzione e che vede nel giudice un applicatore della legge, anche eventualmente in contrasto con gli altri poteri dello Stato; una cultura, tipica dei regimi autoritari, che considera la funzione giurisdizionale servente rispetto all’indirizzo politico dominante e pretende che il giudice con i suoi provvedimenti non ostacoli l’azione governativa ma anzi l’assecondi.
È la linea che aveva espresso nella costruzione dell’ordinamento giudiziario il Guardasigilli fascista Dino Grandi quando aveva escluso «che la Giurisdizione costituisca un potere autonomo dello Stato, dovendo anch’essa informare la sua attività alle direttive generali segnate dal governo».
Per indebolire il potere giudiziario e ottenere l’approvazione della riforma è stata scatenata una accanita campagna di delegittimazione della magistratura, con l’effetto, tra l’altro, di determinare un pericoloso sentimento di sfiducia nella giustizia.
Circola sui social un video in cui la dottoressa Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della giustizia, nel corso di una trasmissione televisiva, piuttosto accalorata, ha detto: «votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura».
Parole da resa dei conti.
Allora è vero che, come è stato detto, la separazione delle carriere in realtà non c’entra niente con la revisione costituzionale e che si vuole una resa dei conti con la magistratura.
Per raggiungere questo risultato sono state strumentalizzate indagini, processi e decisioni, senza neanche considerare la specifica situazione processuale e la motivazione dei provvedimenti e senza considerare la loro conformità alla legge, a volte, anzi molto spesso, formulando nei confronti dei giudici accuse basate su vere falsità.
Alcuni giorni fa ho assistito a un talk show serale su Rete 4 in cui uno dei partecipanti ha ricordato un delitto commesso da una persona condannata, che invece di essere in carcere era libera, e ha accusato il magistrato di averla lasciata in libertà.
Tutti d’accordo. Nessuno, neppure il conduttore, è intervenuto per spiegare che il magistrato non c’entrava nulla e che la libertà dipendeva esclusivamente dalla legge.
Nessuno ha ricordato che l’art. 656 del codice di procedura penale stabilisce che quando la condanna non è superiore a quattro anni di reclusione il condannato può chiedere l’applicazione di una misura alternativa alla pena e che in attesa della decisione l’esecuzione è sospesa.
Si tratta di una disposizione che ha dato origine al fenomeno dei cosiddetti condannati liberi sospesi, che attualmente sono circa centomila, il che significa che non per un provvedimento dei magistrati ma per una disposizione del codice di procedura penale circa centomila persone, anche condannate per gravi reati (dato che con pene fino a quattro anni sono puniti anche gravi reati), sono libere. E c’è da chiedersi, considerato l’attuale sovraffollamento carcerario, dove altrimenti queste persone potrebbero essere detenute.
È una situazione di una gravità eccezionale, analoga a varie altre che affliggono il mondo della giustizia e che non dipendono dai giudici. Sono situazioni alle quali certo non è diretta a porre rimedio la legge di revisione costituzionale.
Voglio concludere ricordando che ormai non è più in questione la separazione delle carriere ma il ruolo nell’ordinamento della giurisdizione e che con la forsennata delegittimazione della magistratura è stato arrecato alle istituzioni un danno gravissimo; spero solo che il danno non aumenti e che gli italiani, come hanno già fatto nel 2006 e nel 2016 si oppongano alla riforma costituzionale votando NO.
————————————————
[i] Il Presidente Giorgio Lattanzi è uno dei giuristi che più hanno contribuito alla produzione della legislazione penale e processuale italiana, come addetto all’Ufficio legislativo del Ministero della Giustizia, come Direttore generale degli Affari penali del ministero, come coordinatore dei lavori per la redazione del “nuovo” Codice di procedura penale nell’ambito della Commissione ministeriale presieduta da Gian Domenico Pisapia, come Presidente della Commissione istituita dalla Ministra Cartabia nel 2021.
Quale giudice e poi quale Presidente della Corte costituzionale ha esercitato un’influenza determinante sul processo penale attraverso decisioni che hanno ridefinito le garanzie difensive – in tema di contraddittorio, durata del processo e tutela cautelare – e promosso una maggiore efficienza del rito. Si tratta di pronunce sempre orientate a una lettura del codice di procedura penale rispettosa della presunzione di innocenza e delle garanzie difensive e conformi alle convenzioni europee”.
https://www.giustiziainsieme.it/.../3874-la-favola-della...
venerdì 13 marzo 2026
La Costituzione italiana è la bibbia laica di tutti i cittadini di qualsiasi religione.
La Costituzione italiana è la bibbia laica di tutti i cittadini di qualsiasi religione. È stata scritta dopo la liberazione dal nazifascismo, a cui hanno contribuito uomini e donne che hanno partecipato alla Resistenza, e con il sacrificio di migliaia di uomini e donne che hanno dato la propria vita perché potesse essere scritta.
La cosa più bella è che è stata le costituenti e i costituenti l'hanno voluta rendere comprensibile a tutti: parole e concetti semplici proprio perché è di tutti.e tutti hanno il diritto di poterla comprendere.
Mi sorprende non poco chi oggi lamenta che tutti parlano di Costituzione senza essere costituzionalisti: evidentemente ignorano il messaggio che i.costituenti e le costituente hanno voluto dare al popolo nel renderla ad essi comprensibile. Quindi non c'è da meravigliarsi se in questo momento in cui si sta cercando di.modificarne ben ulteriori sette articoli,con l'inganno della modifica delle carriere dei.magistrati, che porterebbe al sua completa disarticolazione, mettendo a rischio la tenuta democratica del Paese.
Orbene molti cittadini consapevoli, pur non essendo costituzionalisti, hanno compreso il pericolo che deriverebbe dalla vittoria del si e per questo stanno lottando per difenderla. Tutti hanno diritto di difendere la Bibbia laica della Repubblica italiana, così come i cattolici difendono la bibbia. Chi non ha capito o non vuole capire il pericolo e disprezza l'impegno di chi si sta mobilitando per la vittoria del NO, che gli piaccia o no, sta venendo meno al dovere di ogni cittadino di difendere la Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza.
Io difendo la Costituzione e la democrazie e di conseguenza voto NO!
Non potrei mai votare si insieme a chi ha problemi con.la giustizia, a chi è condannato anche per reati gravi, a chi disprezza le regole di uno stato democratico,a chi non ha la sensibilità di difendere l'ultimo baluardo prima del baratro.
Nella Toscano
Referendum, perché voto NO (Repubblica, 13 marzo)
Riprendo da Michele Ainis
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Referendum, perché voto NO (Repubblica, 13 marzo)
Dice: in questo referendum bisogna decidere sul merito, sulla bontà delle soluzioni tecniche che ci vengono proposte. Giusto, ma prova a domandare a chi passa per strada: «tu preferisci un Csm oppure due?». Ti beccherai una denuncia per molestie. Ri-dice: però l’appartenenza politica non c’entra, conta soltanto la libera opinione. Curioso, quando tutti i partiti di maggioranza sono schierati come una falange per il «sì», tutte le opposizioni per il «no». Ri-ri-dice: ma la riforma non è contro i magistrati, semmai nel loro interesse, serve a liberarli dalla cappa delle correnti giudiziarie. Ah sì? E allora perché tutti (o quasi) i giudici italiani vi s’oppongono? E perché non passa giorno senza che la stampa di destra spari frecce avvelenate contro questo o quel magistrato? Ma soprattutto: perché s’esercita nel tiro al bersaglio la stessa presidente del Consiglio, usando a pretesto qualsiasi fatto di cronaca, anche se non c’entra un piffero col doppio o triplo Csm?
Cattivi umori, cattivi sentori. E allora turiamoci il naso, proviamo a riflettere sul testo, lasciando perdere il contesto. Carriere separate fra giudici e pm, organi d’autogoverno della magistratura formati per sorteggio. Una bestemmia costituzionale? In linea di principio no. La separazione delle carriere dovrebbe garantire la terzietà del giudice penale, ponendo sulla stessa griglia di partenza l’accusa e la difesa; il sorteggio dovrebbe tagliare le unghie alle correnti giudiziarie, rafforzando l’autonomia di ogni magistrato. Ma il punto non è che cosa fai, bensì come lo fai. Specie se ti trastulli con la fisionomia della giustizia – la dea bendata, che somministra le ragioni e i torti.
Quanto al cordone ombelicale che lega giudici e pubblici ministeri, in primo luogo. La riforma lo recide, benché già adesso si possa cambiare ruolo una sola volta durante la carriera, entro i primi dieci anni di servizio, e con l’obbligo di cambiare sede. Ma stavolta s’usano le cesoie, anziché le forbici. Il pubblico ministero avrà un concorso tutto suo, un Csm solo suo. Diventa potente e prepotente. E a quel punto sarà giustificato mettergli un guinzaglio, assoggettarlo alle direttive del governo, proprio per comprimerne gli eccessi. Risposta al referendum: no, non ci caschiamo.
Quanto al sorteggio, in secondo luogo. Un sorteggio col trucco, giacché i membri togati vengono estratti fra i 10 mila giudici italiani tirando in aria i dadi, i membri laici (quelli di derivazione parlamentare) pescando dentro liste formate dai partiti. Che non si sa quanto saranno lunghe, magari venti nomi, così uno su due otterrà il suo bel posto al sole. E oltretutto il sorteggio, per come viene concepito, umilia la dignità dei magistrati, privandoli del diritto di voto. Sarebbe stata commestibile (e altrettanto efficace per contrastare le correnti) una soluzione mediana: dieci membri eletti, dieci sorteggiati fra magistrati meritevoli. Ma lorsignori hanno fatto una scelta muscolare, radicale; muscolo per muscolo, diciamogli di no.
E c’è poi l’Alta Corte disciplinare, la corte dei miracoli. Che mette in castigo i magistrati ordinari, ma chissà perché non quelli contabili o amministrativi. Che è un giudice speciale, benché l’articolo 102 della Costituzione vieti d’istituire nuovi giudici speciali. Che decide su se stessa, essendo giudice d’appello contro le proprie sentenze. Che sfugge al ricorso in Cassazione, anche qui in contrasto con l’articolo 111 della Costituzione. Che altera la proporzione fra membri togati e membri laici a vantaggio dei secondi. E che infine concorre alla moltiplicazione dei pani, dei pesci e dei Csm, disarticolando il potere giudiziario. Risposta: no, tre volte no.
Posso aggiungere una notazione personale? Ero in dubbio, quando la riforma venne presentata dal governo Meloni, nel giugno 2024. Strada facendo i suoi padrini ne hanno rivelato l’intenzione: una riforma contro la magistratura, non in sua difesa. E l’hanno blindata con quattro votazioni parlamentari senza correggerne una virgola. Tutto l’opposto dell’esperienza maturata alla Costituente, di quel reciproco parlarsi ed ascoltarsi tra forze politiche diverse. E allora dico no, per questo governo e per chi in futuro vorrà replicarne il metodo. Con la speranza che s’impari la lezione.
lunedì 9 marzo 2026
Da Epstein alla guerra, il potere senza più limiti
di Tomaso Montanari - Ilfattoquotidiano.it - 08/03/2026
Abbiamo dimenticato che ciò che limita il potere limita anche la guerra. La guerra, che ora divampa: senza limiti.
Senza limiti. Lo smisurato, illimitato, impunito genocidio di Gaza ha aperto la porta a una guerra senza limiti: morali, giuridici, umanitari. Senza limiti politici, senza limiti di tempo (può durare “forever”), e senza limiti di luogo (nessuno è al sicuro). È questo ciò che colpisce e travolge della situazione in cui il criminale lucido Netanyahu e il criminale appannato Trump hanno precipitato il mondo con la servile, succube complicità dei governi europei, incluso quello più grottesco – il nostro –, e con la sola, luminosa, eccezione di quello spagnolo.
La guerra senza limiti è la conseguenza diretta della definitiva rottura del già precarissimo equilibrio dei poteri interni alle democrazie occidentali. Negli ultimi tempi una inarrestabile legge di proporzionalità inversa ha visto il potere di pochissimi super ricchi farsi senza limiti e il potere dei cittadini venire costretto entro limiti sempre più angusti: l’estrema diseguaglianza economica ci ha riportato a un sistema di caste che ordina, dall’alto verso il basso, chi può fare di tutto giù giù fino a chi non può fare nulla, nemmeno manifestare in piazza. Così, questa guerra è una “Epstein War” non solo nel movente occasionale (oscurare il coinvolgimento di Trump nell’abisso di fango e sangue degli Epstein files), ma ancor di più nell’antropologia del potere. Quando Trump (in una intervista al New York Times del gennaio di quest’anno) ha dichiarato che il suo unico limite è la sua stessa moralità, stava applicando al governo del mondo lo stesso metro con cui si era regolato in tutta la sua vita di imprenditore malavitoso e frequentatore del mondo di Epstein. Un mondo di isole, palazzi, aerei privati in cui la legge non vigeva e in cui i ricchi e i potenti potevano fare letteralmente di tutto: senza limiti. Non c’è alcuna soluzione di continuità tra la violenza privata sui corpi delle donne irretite da Epstein e le bombe sui corpi delle bambine iraniane: il filo che lega questi scempi è l’assoluto arbitrio di chi non riconosce alcun limite esterno.
Non c’è soluzione di continuità tra i “pieni poteri” del maschio, bianco e ricco nelle alcove di Epstein, quello del presidente degli Stati Uniti dentro il suo Paese (Minneapolis) e quello degli Stati Uniti nel mondo (Venezuela, Iran). In tutti i casi, un potere che considera se stesso “assoluto” non riconosce alcun limite: all’interno non contano la Costituzione, gli Stati federati, i sindaci, i governatori, le università, all’esterno non contano il diritto internazionale, gli altri Stati, gli organismi sovranazionali. In questo assetto non esistono freni: né sul piano simbolico (si può far presiedere il consiglio di Sicurezza dell’Onu a Melania Trump, sbeffeggiando contemporaneamente il genere femminile e le Nazioni Unite, proprio come Caligola umiliava il Senato facendo senatore il proprio cavallo), né su quello sostanziale (si può immaginare e creare un anti-Onu a conduzione privata, l’osceno Board of Peace). Non esistono argini al potere del capo: mentre ogni altro potere interno (parlamenti, magistrature, giornali, università…) o esterno (consessi sovranazionali, corti internazionali, ong…) viene limitato, svuotato, represso. Agitando il feticcio di una sovranità popolare anch’essa senza limiti, di fatto si priva il popolo sovrano di ogni vero potere: un progetto funzionale a fare la guerra, perché una legge ferrea stabilisce che “il potere di aprire e far cessare le ostilità è esclusivamente nelle mani di coloro che non combattono” (Simone Weil). Dovremmo aprire gli occhi sulla relazione che c’è tra lo smontaggio degli equilibri delle democrazie (marginalizzazione dei parlamenti, sottomissione delle magistrature ai governi, repressione securitaria) e questo terribile amore per la guerra.
Di recente, il filosofo del diritto Tommaso Greco ha ricordato (in Critica della ragione bellica, Laterza 2025) come per il Kant del trattato sulla Pace perpetua il mantenimento della pace dipenda in primo luogo dagli ordinamenti interni degli Stati: che proprio a questo fine devono essere “repubblicani”, cioè garantire che siano i rappresentanti dei cittadini a decidere “se la guerra può o non può essere fatta”. Una richiesta che certo non avviene laddove i capi di Stato sono i “proprietari”, dice Kant, dello Stato stesso.
Il fatto che il capo incontri il limite del Parlamento, della legge e di una magistratura libera rende meno probabile la guerra: perché rende più probabile che quello Stato sia disposto a riconoscere il limite degli altri Stati, e che ci si doti, insieme, di un sistema sovrastatale di regole e istituzioni. Esattamente tutto ciò che ora stiamo distruggendo a rotta di collo: perché abbiamo dimenticato che ciò che limita il potere limita anche la guerra. La guerra, che ora divampa: senza limiti.
giovedì 5 marzo 2026
NOOOOO ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
La destra sta facendo campagna elettorale sulla riforma della giurisdizione basata sulla menzogna.
E si basa sulla menzogna, perchè non ha validi argomenti per sostenere il si.
Il povero Nordio sembra proprio come una scheggia impazzita: vuole portare a casa la sua deforma per poi completarla con quella del codice penale.
Una bella prospettiva che, se unità ai decreti attuativi che ha già predisposti, ci pone davanti alla devastazione del terzo potere dello Stato che è appunto la Giustizia.
Come ha rilevato Luciano Canfora, questa non è una riforma, ma un attentato alla Costituzione e lo è perchè intende cambiare ben sette articicoli della Costitituzione, in un colpo solo, come deciso dal governo e dalla destra, che si è sottratta al confronto parlamentare ed ha escluso completamente le opposizioni nella scrittura di questa deforma costituzionale.
Con un colpo di mano il potere esecututivo si è appropriato del potere legislativo, che è il Parlamento ed ha fatto approvare questo scempio dalla sola sua maggioranza.
Le riforme costituzionali vanno condivise e vanno condivise perchè la Costituzione è di tutti gli italiani e nessuno se ne può appropriare, come purtroppo è avvenuto.
Il governo non pago di questo, per completare il colpo di mano, si è reso artefice della riforma elettorale, depositata e redatta dalla sola maggioranza, senza aprire un dibattito in Parlamento e senza sentire il bisogno di confrontarsi con l'opposizione.
Quella che ne è venuta fuori è una legge truffa, che come detto dal Prof. Ainis possiamo chiamare "MUssolini", che è peggiore di quella che ha portato il fascismo al potere: liste bloccate e premio di maggioranza abnorme, che supera il 17%, per chi ha un voto in più. Questo dicono serva alla governabilità!
No, questo è un'altro colpo di mano per mandare a macero democrazia e costituzione e assumere un potere assoluto!
Una maggioranza inamovibile, che macina disastri su disastri, pare non abbia capito che la governabilità è già in atto con questo stesso governo, che si è appropriato del potere legislativo ed esecutivo, dimenticandosi di governare il Paese per soddisfare i bisogni di un popolo sempre più vessato e tenendo conto anche delle opposizioni.
In considerazione di quanto sopra, occorre votare NO al prossimo referendum per cercare di fermare non solo la disastrosa riforma della giustizia, che vuole i giudici sottomessi alla politica, ma anche perchè non si compia il disastro Costituzionale e democratico del Paese, che questo governo sta mettendo a dura prova, anche con le decisioni sulla guerra contro l'Iran voluta dagli USA e da Israele.
VOTARE NOOOOO RIMANE QUINDI VITALE PER IMPEDIRE IL COLPO DI MANO ALLA COSTITUZIONE!!!!
NELLA Toscano
martedì 3 marzo 2026
Mentre la guerra avanza, i politici balbettano e i Cittadini/e rimangono a guardare?
E così ci siamo ritrovati con un pugno di scappati di casa a gestire una situazione internazionale tra le più complicate dal dopoguerra.
Purtroppo quando si vota a casaccio e si hanno leggi elettorali antidemocratiche come il rosatellum poi succede questo
Fa specie che un ministro della difesa, che viaggia "in privato" e si reca in uno dei Paesi coinvolti dalla guerra, che si capiva che sarebbe scoppiata da prima, e che non ha avuto la dignità di dimettersi, com'era suo dovere fare.
Un governo di scappati di casa quest'è e lo dimostra anche la nullità del ministro degli esteri che sembra fuori dal mondo e una PDM che oltre a genuflettersi con Trump non sa fare altro, se non girare per i centri estetici.
Qui la situazione è davvero troppo grave, siamo di fronte a un conflitto che si allarga sempre più e se non ci si tira fuori come ha fatto la Spagna, essendo pieni di basi americane, rishiamo di essere bombardati.
Il nuovo attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran è completamente illegale, insensato e ingiustificabile. E’ un nuovo folle passo dentro la terza guerra mondiale che si va estendendo. Nell’impunità e nel silenzio generale.
"Chi non ripudia la guerra -ai sensi dell’art. 11 della nostra Costituzione e della Carta delle Nazioni Unite- è fuori-legge”.
" Questa nuova guerra è l’ennesima violazione del diritto e della legalità internazionale. Costituisce un atto di aggressione ai sensi dell’art. 1 della Carta delle Nazioni Unite e viola l’art. 2 che stabilisce che gli stati “devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”. Ancora una volta vengono stracciati i principi e le norme contenute nella Carta delle Nazioni Unite e nel diritto internazionale dei diritti umani."
Mi chiedo se questi scappati di casa hanno contezza di tutto questo?
Stamani sentivo discettare ad Agorà che, essendo stata bombardata Cipro che fa parte dell'Europa, automaticamente potrebbe essere utilizzato l'art. 5 della Nato, il che vuol dire che l'Europa potrebbe entrare in guerra, che è la cosa a cui aspirano tutti i grerrafondai.
E l'Italia?
L'Italia sta discutendo se fare partire dalle base Nato gli aerei di rifornimento americani!
Benissimo se così è questi ci stanno portando ancora una volta in guerra, mentre il crosetto ci fa sapere che sarà un disastro economico.
Eh lo credo bene, ci stiamo giusto avviando sulla buona strada!
E l'opposizione che fa?
Balbetta, mentre ci sarebbe da chiamare il popolo nelle piazze!
E noi , i cittadini consapevoli, cosa vogliamo fare?
Siamo veramente a un punto di non ritorno!
N.T.
lunedì 2 marzo 2026
La Spagna dice no a Trump
Da Abolizione del suffragio universale
Con una decisione di straordinaria dignità, la Spagna di Pedro Sánchez ha detto ancora una volta no.
Il governo spagnolo ha infatti negato agli Stati Uniti il permesso di utilizzare le basi militari di Morón de la Frontera e Rota, in Andalusia, per rifornire in volo i cacciabombardieri impiegati nei raid in Iran.
E il Pentagono, di fronte al rifiuto, è stato costretto a ritirare una dozzina di aerei cisterna KC-135 per spostarli in Germania.
La ministra della Difesa Robles lo ha confermato senza mezzi termini: il trattato di cooperazione con gli Stati Uniti opera nel quadro della legalità internazionale e azioni unilaterali senza mandato ONU, NATO o UE non rientrano in quel quadro. Punto. Da qui, il rifiuto.
La Spagna aveva tutte le ragioni per chinare la testa e dire sì, per quieto vivere, per non irritare Trump. E invece ha scelto di stare dalla parte del diritto internazionale.
C’è chi, come il nostro governo, dice sì a tutto.
E c’è chi ricorda all’uomo più potente del mondo che le regole valgono per tutti.
Oggi, ancora una volta, quel qualcuno si chiama Pedro Sánchez.
Pietro Benassi su Crosetto
Ripreso da FB
Piero Benassi è un diplomatico di lungo corso, già rappresentante permanente d’Italia presso l’Unione Europea ed ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti.
E questa mattina, a Omnibus (La7), con un intervento durissimo e tutt’altro che diplomatico, ha demolito punto per punto le giustificazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto.
Ha parlato di procedura “irrituale”, ha definito la vicenda “incredibile” e ha giudicato ridicola, sotto il profilo della dignità istituzionale, la scelta di rivendicare il pagamento triplo del volo di rientro.
Qui sotto l’intervento integrale:
“Se devo definirla da diplomatico, quella di Crosetto è stata una procedura irrituale. Per i telespettatori userei un’espressione un po' più chiara: incredibile. Incredibile nel senso che ha tratti di poca credibilità. Nel senso etimologico della parola incredibile.
Perché nel momento in cui il ministro della Difesa va anche a fare una missione, per esempio in Tunisia, in un momento in cui tutta la situazione internazionale è tranquilla, comunque viaggia con la scorta.
Il fatto che il ministro della Difesa per una missione privata non solo viaggi con la scorta ma che non lo sappia nessuno mi sembra incredibile.
Che ha fatto? Si è comprato il biglietto aereo da solo? A questo punto non solo manifesto molta sorpresa, ma la cosa mette il governo in imbarazzo, tanto più con la motivazione usata dal Ministro: “Non pensavo che ci fosse questa accelerazione”. È una cosa che aumenta l'imbarazzo.
Però non mi concentro sul viaggio di andata, mi concentro anche sul ritorno.
Io trovo che la politica nostrana paghi 15 anni di populismo, di cercare il consenso dei populisti e così i politici diventano vittime di sé stessi nel momento in cui, in una situazione oggettivamente complicata, io devo recuperare il mio ministro della Difesa e lui sente l'esigenza di dire: pagherò di tasca mia il triplo.
Una cosa ridicola proprio dal punto di vista della dignità istituzionale. A parte che non si capisce, anche un po' da romano, perché è il triplo. Se lo devi pagare, paghi quello che devi pagare. Ma io recupero istituzionalmente il mio ministro della difesa. Questa cosa che pagherò io, di tasca mia il il triplo, non si può sentire.
Credo di essere stato sufficientemente non diplomatico”.
lunedì 23 febbraio 2026
Voto politico: il No può colpire pure autonomia e premierato
Sergio Bagnasco:
Ogni legge e a maggior ragione una legge di revisione costituzionale ha un contenuto politico, esprime una visione politica.
Necessario analizzare il testo di legge e come s'inserisce nel sistema delle leggi o nella Costituzione ma è anche necessario cogliere la volontà politica che la legge esprime, chiederci dove ci porta o dove ci vorrebbe portare perché ogni strada può presentare rischi e insidie.
Una legge si valuta per ciò che prevede ma anche per ciò che consente possa verificarsi."
Difendiamo la democrazia: L'aberrante riforma Costituzionale è un pericolo p...
Difendiamo la democrazia: L'aberrante riforma Costituzionale è un pericolo p...: Dopo tanto parlarne ancora molti italiani non riescono proprio a comprendere e continuano a ripetere,come un giocattolo rotto, che vote...
martedì 17 febbraio 2026
Hanno dichiarato guerra alla Costituzione e ancora molti italiani non se ne rendono conto.
Che la posta in gioco fosse lo smantellamento della Costituzione credo sia sfuggita a molti, anche ad autorevoli commentatori, che non trovno di meglio che dibattere sulle tecnicità della proposta referendaria e sui "giudici", che tra l'altro non sono proprio l'oggetto della riforma e che non servirà di certo a cambiare comportamenti che molti denunciano essere ingiusti e non conformi alla legge.
Infatti, è bene che tutti sappiano che 𝑖𝑙 22 𝑒 23 𝑚𝑎𝑟𝑧𝑜 voteremo per una modifica della Costituzione nella sua parte essenziale, che è l'armonia dei poteri, come rileva Rino Formica su Domani del 27.2.2026, che, ahinoi, si è degradata nel tempo.
Oggi dovremmo riflettere principalmente su cosa vogliamo fare della Costituzione: dargli un colpo finale oppure recuperarla? Questo è il vero problema, che molti eludono, soprattutto chi è a favore del si. Deve essere , quindi, chiaro che la modofica di ben sette articoli "è un atto di guerra alla Costituzione (R.F.)" ed io sono d'accordo con R.F. quando afferma altresì, che oggi vogliono distruggere la Costituzione le stesse forze e pulsioni che hanno un interesse alla liquefazione delle generazioni e dei rapporti generazionali.
"Ecco perché oggi bisogna avere l’onestà e la fedeltà alla Carta Costituzionale per poterla spiegare per la funzione che ebbe: recuperò la funzione dell’armonia nei rapporti tra gruppi civili e sociali, religiosi, culturali, rifondò e rafforzò le istituzioni rappresentative e soprattutto seppe recuperare i principi che si fanno democrazia, che si fanno vita di tutti, l’anima.
Questo è il nostro compito, da esprimere con nettezza e schiettezza.
Dunque va detto con onestà: vi hanno parlato di riforma, di giustizia, anche nei suoi aspetti alcuni miserabili, il sorteggio, le corporazioni interne.
Vi hanno ingannato. Votare per il Si non è una minaccia per cambiare la Carta costituzionale ma è già un atto di cambio istituzionale dell’assetto democratico repubblicano del paese.
Votare No non è un gesto antimeloniano di pura formalità ma è la condanna popolare dello scempio in atto nel funzionamento degli organi costituzionali.
Il principio fondativo della Carta è costato la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, alle nostre generazioni è costato anche rischi gravi di insubordinazione interna.
Che non sono stati solo il terrorismo, ma quello che è più pericoloso del terrorismo armato, il terrorismo ai principi democratici (R.F.)."
Come possiamo vedere la posta in gioco di questo referendum è molto alta e dalla vittoria del NO dipenderà il futuro democratico che vogliamo costruire, cercando di recuperare tutti quei valori che sono stati perduti, che ritengo fondamentali per salvare il Paese dalla barbarie.
In considerazione di ciò, io voglio invitare alla riflessione quanti oggi si stanno dilaniando inutilmente e dannosamente su questioni che nulla hanno ache fare con la riforma Costituzionale proposta dal governo, che tra l'altro non avrebbe mai dovuto mettervi mano, come ebbe a dire Piero Calamandrei, uno dei più grandi giuristi di tutti i tempi: quando il Parlamento discute di riforme costotituzionali, gli scranni del governo devono essere vuoti!
Ebbene oggi abbiamo visto un Parlamento esautorato dal proprio ruolo, di cui con un colpo di mano si è appropriato il governo. Questo è gravissimo e non può essere sottaciuto.
Invito alla riflessione, quindi, e a votare NO convintamente!
Nella Toscano
𝗩𝗼𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗦𝗶̀ 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻 𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗴𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲
Rino Formica su Domani del 17/02/2026
𝐶ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑣𝑜𝑡𝑒𝑟𝑒𝑚𝑜 𝑖𝑙 22 𝑒 23 𝑚𝑎𝑟𝑧𝑜? 𝑈𝑛𝑎 𝑚𝑜𝑑𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑛𝑧𝑖𝑎𝑙𝑒, 𝑙’𝑎𝑟𝑚𝑜𝑛𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑟𝑖. 𝐶ℎ𝑒 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑜 𝑠𝑖 𝑒̀ 𝑑𝑒𝑔𝑟𝑎𝑑𝑎𝑡𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜. 𝑈𝑛𝑎 𝑑𝑜𝑚𝑎𝑛𝑑𝑎 𝑑𝑒𝑣𝑒 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑟𝑒𝑠𝑎 𝑒𝑠𝑝𝑙𝑖𝑐𝑖𝑡𝑎: 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝐶𝑎𝑟𝑡𝑎 𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑠𝑢𝑜 𝑟𝑒𝑐𝑢𝑝𝑒𝑟𝑜? 𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑝𝑢𝑛𝑡𝑜, 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑒̀ 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑢𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑡𝑒 𝑐𝑜𝑝𝑒𝑟𝑡𝑒
Dinanzi all’ampia affluenza di interventi a sostegno del referendum, penso che vada detto con onestà che non stiamo discutendo di un referendum su sorteggi o nuove tecnicalità per sistemare antichi conti interni alla magistratura, o fra politica e magistratura. C’è un fondo della questione che non viene fatto emergere, il che denota, appunto, una forte mancanza di onestà.
Che cosa voteremo il 22 e 23 marzo prossimi? Una modifica della Costituzione nella sua parte essenziale, la sua anima, l’armonia dei poteri. Che certo si è degradata nel tempo.
Resta che quando si attacca l’anima della Carta una domanda deve essere resa esplicita: siamo per la distruzione della Costituzione o per il suo recupero? Questo il punto, tutto il resto è discussione a carte coperte. Del resto qualche sostenitore del Sì si spinge ad andare oltre la discussione coperta attuale, e dice esplicitamente che il referendum è l’inizio del cambio della Carta.
Breve ricapitolo per i nuovi elettori.
Come, dove e perché sorse la Costituzione? La generazione italiana degli anni Venti è stata la più colpita dalla tempesta della guerra e da ciò che è germogliato nel primo dopoguerra: il fascismo, poi il suo abbattimento, anche se non nella sua radice permanente nella società, ma di certo nelle sue manifestazioni più dolorose ed appariscenti. È una generazione che ha affrontato la guerra e la fine della guerra, il passaggio dalla monarchia alla Repubblica.
L’ordinamento che nasce con il referendum del 2 giugno 1946 si struttura intorno al principio repubblicano, nato dall’insurrezione e dalla guerra civile.
Costruisce un documento di novità assoluta e decisiva: una Costituzione rigida, fondata su principi collegati dalla prima alla seconda parte, e su un manifesto politico, programmatico, organizzativo, che indica le modalità di funzionamento, diventati regole costituzionali.
Una strada completamente nuova: non l’uguaglianza come indicazione generica, ma l’uguaglianza attuabile, visibile, modificabile secondo le possibilità del Paese.
Nella Carta c’è anche l’indicazione della funzione dei partiti politici, essenziale, il loro rapporto con le altre organizzazioni intermedie della società, confessionali, sindacali, culturali, sociali. Il progresso politico avveniva secondo una scansione che è dei modelli liberali.
Secondo cui vi sono i tre tempi di formazione: quando nasciamo, l’età dell’innocenza, e quando arriviamo all’età della maturità. In mezzo c’è il volare della giovinezza.
Ma quella degli anni Venti fu la generazione che passò dall’innocenza alla maturità senza correre sull’ala della giovinezza.
Le fu ordinato di essere matura anzitempo, per poter difendere la Costituzione e il suo programma politico.
In questi ottanta anni di vita repubblicana abbiamo assistito sicuramente a una realizzazione di molta parte dei principi della Carta.
Ma contemporaneamente abbiamo anche subito tentativi di interventi, sia sul piano internazionale, sia sul piano interno.
Non solo e non tanto attentati singoli, ma un permanente tentativo di erosione delle prospettive stabilite e formalizzate nella Carta. Furono respinti.
Ma da alcuni decenni a questi tentativi viene dato corso libero, con l’appoggio di cosiddetti interlocutori stimati sul piano internazionale: ma stimati da chi?
Dagli interessati alla disgregazione di ogni prospettiva di forte sovranità nazionale nell’interno di un principio unitario europeo.
Oggi, in un momento di grande difficoltà internazionale, i tre tempi dell’evolvere del cittadino alla vita della comunità — innocenza, giovinezza, maturità — sono travolti.
Oggi vogliono distruggere la Costituzione le stesse forze e pulsioni che hanno un interesse alla liquefazione delle generazioni e dei rapporti generazionali.
Ecco perché oggi bisogna avere l’onestà e la fedeltà alla Carta Costituzionale per poterla spiegare per la funzione che ebbe: recuperò la funzione dell’armonia nei rapporti tra gruppi civili e sociali, religiosi, culturali, rifondò e rafforzò le istituzioni rappresentative e soprattutto seppe recuperare i principi che si fanno democrazia, che si fanno vita di tutti, l’anima.
Questo è il nostro compito, da esprimere con nettezza e schiettezza.
Dunque va detto con onestà: vi hanno parlato di riforma, di giustizia, anche nei suoi aspetti alcuni miserabili, il sorteggio, le corporazioni interne.
Vi hanno ingannato. Votare per il Si non è una minaccia per cambiare la Carta costituzionale ma è già un atto di cambio istituzionale dell’assetto democratico repubblicano del paese.
Votare No non è un gesto antimeloniano di pura formalità ma è la condanna popolare dello scempio in atto nel funzionamento degli organi costituzionali.
Il principio fondativo della Carta è costato la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, alle nostre generazioni è costato anche rischi gravi di insubordinazione interna.
Che non sono stati solo il terrorismo, ma quello che è più pericoloso del terrorismo armato, il terrorismo ai principi democratici.
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lunedì 16 febbraio 2026
La riforma della Giustizia
Menzogne spudorate sono quelle che stiamo sentendo in questi giorni da membri del governo e dai sotenitori del si che rendono veramente triste e pericoloso questo clima che si è diffuso nel Paese, come non si era mai visto.
Il ministro Nordio poi ha veramente superato il colmo ed è gravissimo che abbia accusato il CSM di essere "paramafioso", sparando nel mucchio senza minimamente rendersi conto, o forse anche rendendosene conto, che in quell'accusa stava coinvolgendo tutti, a cominciare dal PDR, che ne è il presidente, magistrati integerrimi come Gratteri, che da 35 anni, sacrificando la sua libertà personale, combatte la mafia e tutta la criminalità organizzata, vive sotto scorta. Questa affermazione ferisce anche la memoria di chi come Falcone e Borsellino e tanti altri magistrati che hanno pagato con la vita per avere servito lo Stato in maniera esemplare.
Un ministro che non ha argomenti per spiegare la sua disastrosa riforma , che tocca ben sette aricoli della Costituzione, pensa di convincere gli italiani denigrando in blocco la magistratura.
Tutto questo è inaccettabile e intollerabile in uno stato di diritto soprattutto per chi riveste incarichi istituzionali come quello di ministro che ha il dovere di rispettare la Costituzione su cui ha giurato e svolgere il suo ruolo con disciplina e onore. Purtroppo , come stiamo vedendo ogni giorno di più, non è così.
Chiediamoci il perchè di tutta questa aggrassività. Non sarà perchè le ragioni del NO prevalgono su quelle del si, e prevalgono perchè i cittadini in maggioranza hanno ben compreso qual'è la posta in gioco e cioè che si sta lavorando per cercare di sottomettere il PM alla politica, cosa che non è un mistero visto che il ministro lo ha candidamente affermato.
Se passasse il si ci ritroveremmo quindi con una magistratura non più autonoma, ma sottomessa alla politica, come prova la stessa composizione dell'alta Corte, che sarebbe composta da PM e Giudici scelti con il sorteggio- cosa mai vista in un Paese democratico per le cariche istituzionali -e con membri laici scelti dalla politica e sorteggiati tra quelli scelti dalla stessa.
Quindi due modlità differenti per l'elezione del consiglio dell'alta Corte, che, come chiunque può immaginare, sarà dominata dalla politica e di più se le sedute del consiglio sono valide anche con la sola presenza di un PM e Un Giudice. Da una situazione simile che potrebbe verificarsi conseguirebbe che i membri laici scelti dalla politica deciderebbero le sorti del PM o del Giudice e su tutte le decisioni di merito.
Già sola questa eventualità mette i brividi!
La modifica che prevede lo sdoppiamento del CSM e , come annunciato da Tajani, la polizia giudiziaria tolta al PM e posta alle dipendenze della politica ci porterebbe diritti a una dittatura, di cui possiamo oggi solo immaginare quello che ne deriverebbe.
Ovviamente da questa riforma , se malauguratamente venisse approvata dai cittadini, gli unici a trarne vantaggio sarebbero i politici e i colletti bianchi, che potrebbero delinquere tranquillamente. E' evidente, quindi, che è interesse dei cittadini/e lottare per non fare prevalere il si e votare in massa NOOOOOOO, perchè la Costituzione è di tutti e nessuno, soprattutto il governo, che quando si discute di modificare la Costituzione, come ebbe a raccomandare Calamandrei, dovrebbe abbandonare gli scranni. Invce qui è stato il governo a proporne una modifica così radicale e, cosa assai grave, senza nemmeno dare al Parlamento la possibilità di intervenire.
La menzogna spudorata e, ahinoi, anche la rabbia di molti cittadini per una giustizia che spesso non ha assolto in pieno il suo compito sono due aspetti che trovo gravi. La verità non dovrebbe mai essere sacrificata per ottenere consensi e la rabbia dovrebbe tacere di fronte alla pericolosità di questa riforma, soprattutto perchè qui stiamo parlando di modific di sette articoli della Costituzione, non di giudici meritevoli o no, che come chiunque può immaginare la riforma non può intervenire, proprio perchè riguarda la Costituzione.
N.T.
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