lunedì 11 maggio 2026

LA TRUFFA MILIONARIA IMPUNITA PER IL POLITICO DEL PD

Avvocati e Società Civile per la Costituzione Giovanni Lima · soordpSetn0mi8i61t73i5h71g0mi6tm a6hhcf2hl5g7u761cuglt51ili0 · Francantonio Genovese, ex sindaco di Messina ed ex deputato del PD (poi passato a Forza Italia) è stato condannato in via definitiva per lo scandalo della formazione professionale in Sicilia (noto come processo "Corsi d'Oro". Ad aprile 2026, la condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione per reati come associazione a delinquere, truffa aggravata e frode fiscale è diventata definitiva. Genovese fu arrestato nel 2014 mentre era nel PD dopo il via libera della Camera. In seguito passò a Forza Italia, continuando a esercitare un'influenza politica locale a Messina. Mostra meno Daniele Martinelli soordpSetn0mi8i61t73i5h71g0mi6tm a6hhcf2hl5g7u761cuglt57ili0 · LA TRUFFA MILIONARIA IMPUNITA PER IL POLITICO DEL PD C’è un politico condannato a diversi anni di carcere ma che di carcere non ne farà. Non per colpa dei giudici. Bensì grazie alle leggi di Berlusconi. E’ Francantonio Genovese, ex sindaco di Messina, arrestato nel 2014 quand’era nel Pd di Matteo Renzi ma è stato anche in Forza Italia. 7 anni di carcere definitivi per la truffa dei fondi europei per i corsi professionali in Sicilia. All’epoca gli sequestrarono qualcosa come 6 milioni di euro e 120 mila euro a sua moglie che non essendo deputata come il marito fu arrestata senza attendere il voto delle camere. Tra carcere e domiciliari passa un anno e mezzo in custodia cautelare. Poi arrivano i processi. Nel 2021 la Cassazione conferma una condanna a 6 anni e 8 mesi per truffa e tentata estorsione. Ma annulla un pezzo della sentenza sul riciclaggio, ordinando un nuovo processo d’Appello. E lì tutto si congela qualche anno. Nel frattempo Genovese viene condannato anche per evasione fiscale: un anno e mezzo, scontato con la messa in prova e il suo avvocato ottiene il cosiddetto “cumulo” delle pene: cioè le due condanne vengono accorpate. Col risultato che il totale da scontare diventa 6 anni e 11 mesi. Che sottratti al periodo di messa in prova già svolto sommato all’anno e mezzo già scontato da un totale di poco sotto i 4 anni restanti. Ebbene, grazie a una legge del governo Berlusconi, sotto i 4 anni niente carcere all’ex deputato del Pd. Qui i giudici c’entrano niente. C’entrano i berlusconiani, gli stessi che oggi sono al governo con Giorgia Meloni che con queste leggi rendono conveniente rubare anche se sei del Pd. Lo aveva detto Nordio prima del referendum no? Il sì fa comodo anche al Pd. Ecco, ora non solo Francantonio Genovese ha potuto truffare senza fare galera. Oggi suo figlio Luigi Genovese è addirittura alla guida dell’Azienda siciliana trasporti per qualche centinaia di migliaia di euro l’anno. Qualcuno chieda un parere a Elly Schlein o anche a Giuseppe Conte visto che a un anno dalle politiche non fiatano sul rivedere questo obbrobrio di leggi che garantiscono impunità.

Il mito del profeta!

Riprendo dalla bacheca di Liliana Bottaccioli: AVVERTENZA: non condividete il post. Copiatelo e incollatelo sul vostro profilo perche', come faccio ogni volta che diventa virale, lo nascondo e lo rendo accessibile ai soli amici. Il mito del "profeta" è la truffa più redditizia della storia, e Bob Dylan ne è l’amministratore delegato. Oggi parleremo di coloro che predicano bene e razzolano male (quasi tutti quelli che fanno i soldi sui fessi). È ora di smetterla di trattare certi personaggi con il guanto di velluto. Molti hanno regalato l’anima a un uomo che ha costruito un impero finanziario vendendo l’indignazione un tanto al chilo, mentre nel privato e nelle scelte politiche stringeva la mano proprio a quei "Padroni della Guerra" che faceva finta di maledire. Non è "arte", ma sciacallaggio. Se scrivi brani che diventano il vangelo di chi marcia contro il sangue versato in Vietnam, ma poi ti inventi mille scuse mediche e burocratiche per non sporcarti mai le mani in una trincea vera, sei un disertore morale che guarda gli altri morire dalla finestra di una villa pagata con i diritti d’autore della loro sofferenza. Dylan non ha mai condiviso il destino dei diseredati che cantava; li ha usati come scenografia. È la differenza che passa tra il medico che cura i feriti e il venditore di souvenir che piazza le cartoline fuori dagli ospedali da campo . La sua "svolta" pro-Israele degli anni '80, culminata in quel manifesto di prepotenza che è Neighbourhood Bully, non è una maturazione spirituale, ma è un tradimento a freddo. Mentre il Libano bruciava e le milizie trucidavano donne e bambini a Sabra e Chatila con la benedizione dei generali israeliani, Dylan prendeva la penna per descrivere Israele come un povero esiliato accerchiato da mostri. Ha ribaltato la realtà, trasformando l’oppressore in vittima con lo stesso talento con cui vent’anni prima recitava la parte del ribelle. Ha preso il concetto di "terra senza popolo" – una bugia colossale che ha cancellato l’esistenza dei palestinesi – e l’ha messa in musica, rendendo l'apartheid orecchiabile. Questo non è "diritto di opinione", è propaganda servile pagata col prestigio di chi un tempo passava per umanitario. E qui arriviamo al punto che fa davvero schifo: il predicatore che abusa della propria autorità morale. È esattamente come il prete che dal pulpito fulmina i peccatori e poi violenta i bambini in sacrestia. Dylan ha "violentato" la speranza di una generazione. Ha fatto credere a milioni di persone che la musica potesse cambiare il mondo, mentre lui era solo impegnato a cambiare il suo conto in banca. Il fatto che oggi venda il suo intero catalogo alle multinazionali per 400 milioni di dollari è il sigillo finale sulla sua carriera: ha svenduto i "tempi che stanno per cambiare" a chi quei tempi li controlla e li strozza. E qui mi viene in mente qualcosa di piu' "italico": in questa fiera dell'ipocrisia, i politici come Luigi Di Maio sembrano quasi dei dilettanti, ma seguono lo stesso spartito. Se Dylan ha venduto canzoni, Di Maio ha venduto schede elettorali. È la stessa mutazione genetica: partono urlando contro la casta, contro le armi, contro le ingiustizie internazionali, promettendo di "aprire il sistema come una scatoletta di tonno", e finiscono per diventare il tonno preferito del sistema. Di Maio che va a fare l’inviato speciale nel Golfo Persico, dopo aver sbraitato per anni contro gli emiri e a favore della Palestina, è la versione politica del Dylan che sostiene Meir Kahane. È la dimostrazione che la rabbia popolare è solo una scala per arrivare al piano attico. Una volta arrivati lassù, la scala si butta via e si inizia a brindare con chi prima veniva insultato. Il Nobel a Dylan non è stato un premio alla letteratura, è stato il premio alla carriera di un imbonitore che è riuscito a fregare il mondo intero. Hanno premiato la capacità di restare a galla mentre tutto affonda. Non c’è profondità nel suo silenzio su Israele o nel suo sostegno ai fanatici; c’è solo il vuoto pneumatico di chi ha scelto di stare con il boia perché il boia ha il coltello dalla parte del manico e i soldi in tasca. Sia Dylan che Di Maio sono i simboli di un'epoca in cui non conta chi sei, ma quanto bene riesci a recitare la parte del giusto mentre fai i tuoi affari. Se un uomo predica la carità e poi frusta i suoi servi, non merita una statua o un seggio: merita il disprezzo che si riserva a chi ha trasformato la speranza in una merce di scambio. È ora di smetterla di ascoltare i loro dischi e le loro promesse, e iniziare a guardare dove mettono i piedi: perché i loro piedi sono sempre saldamente piantati sul collo di qualcuno. Un mio amico veneto direbbe: "El ga anca la fasa da toco de merda." Mario Charlie Manenti

Diffidiamo di chi va in piazza a Gridare per confondere i cittadini!

Diffidare di chi va in piazza a gridare e di chi approfitta dell'ingenuità soprattutto dei giovani , che osannano cantanti che cantano amore e fanno affari. Come potete vedere tutti o quasi questi cantanti che riempionole piazze si mettono contro il potere. L'ho potuto verificare nel corso del referendum sulla parziale abrogazione della legge elettorale: nessuno ha voluto fare campagna a sostegno del referendum! Purtroppo la gente e i giovani soprattutto non si pongono domande e loro ingrossano il loro conto in banca, contanto sull'ignoranza dei più, come nel caso di BOb Dylan, un tempo idole dei giovani! Personalmente ho sempre diffidato di quelli che gridano, sono convinta che quando si grida è perchè si è incapaci di un ragionamento, metti la Meloni, metti grillo,poi ci sono quelli come di Maio che trafficano dietro le quinte, e chi scrive canzoni per fregare il prossimo e arricchirsi. La verità è che prima di dare credito a tutti questi personaggi bisognerebbe approfondire. Adesso in Sicilia abbiamo un novello avventuriero, purtroppo nascono come funghi,che grida e si dimena nelle piazze, piuttosto che stare in Parlamento a svolgere il suo ruolo. Sbraitare in piazza, senza mai nemmeno accennare a come risolvere qualche problema, fa la fortuna di questi predicatori del nulla. Ed eccoci il La Vardera, che sbraitando è riuscito a fare sgombrare la spiaggia di Mondello, per poi abbandonarla al degrado, visto che non è stato capace di fare nemmeno una minima proposta di gestione della stessa, ha deciso di passare subito all'incasso , mettendo su un partito personale, un'altro! Come nelle migliori tradizioni, ora è in trattativa per candidarsi a governare la Sicilia! Purtroppo c'è chi non ha capito nulla e /o si illude in un cambiamento, che in questo caso, oltre la liberazione di Mondello, c'è il nulla, non c'è uno straccio di visione. Siamo proprio persi in questo Paese, se la gente non comincia seriamente a riflettere e a capire quello che succede e , soprattutto, a capire chi sono i novelli salvatori della patria! N.T.

Il 25 aprile festa di tutti gli Italiani!

Il 25 aprile è la festa di tutti gli italiani per celebrare la vittoria dei partigiani sul nazifascismo. Deviare il discorso sull'oggi, cercando di ignorare quel tragico passato, come molti in questi giorni stanno cercando di fare, significa volere occultarlo per cancellare la memoria del sacrificio dei moltissimi partigiani che hanno sacrificato la loro vita per riscattare il Paese da una dittatura la cui prima causa è stata la soppressione della libertà. Non ci vuole molto a capirlo, basta solo guardare ai fatti e comprendere che la memoria è necessaria, sia per il tributo che dobbiamo a chi ha lottato ed è morto per ridarci la libertà, sia per scongiurareche fatti del genere abbiano a ripetersi in futuro . Non c'è dubbio comunque che oggi chi ci sgoverna sta facendo di tutto per riportarci indietro e per farlo sta cercando di manipolare la storia. Noi non lo permeteremo e continueremo a custodire la memoria di quella tragedia, per cercare di costruire un futuro migliore, pur con la consapevolezza delle tante insidie dell'oggi, di cui sono responsabili le classi dirigenti , senza scrupoli e cultura storica soprattutto, che ci governano ! N.T.

sabato 25 aprile 2026

🇮🇷⚡️🇺🇸 NUOVI COLLOQUI IRAN/USA? SMENTITA DIRETTA.

dalla bacheca di Bruna Bovo su fb orntpSdeosh9067a61h33h6679170gih1hl3i43f ug3al1634al7l48hgf1 · Seyed Mohammad Marandi, docente all'Università di Teheran, analista e membro delle delegazione recatasi a Islamabad per i negoziati con gli Stati Uniti l'11 aprile scorso, intervistato da Al-Mayadeen: "Araghchi non negozierà con gli americani a Islamabad, né direttamente né indirettamente, e la Casa Bianca mente a riguardo." "Dall'insediamento di Trump alla presidenza, le bugie della Casa Bianca sono diventate più ridicole e nessuno crede a quello che dicono." "Trump non ha il lusso del tempo e deve o uscire da questo pantano o affondare ancora di più, e Teheran non cadrà nelle sue bugie." "Teheran non ha mai parlato del programma nucleare a Islamabad e tutto ciò che è stato detto è una fabbricazione dei media occidentali." "I media occidentali fabbricano narrazioni per mostrare l'Iran come se stesse voltando le spalle ai suoi obblighi, al fine di preparare il terreno per l'aggressione contro di esso." "A mio avviso, la Casa Bianca e i media americani stanno mentendo riguardo ai piani di negoziato diretto tra l'Iran e il regime Trump in modo da poter poi affermare disonestamente che l'Iran ha infranto le sue promesse, contribuendo a "giustificare" ulteriori aggressioni agli occhi del popolo americano. Su X "Perché mai l'Iran dovrebbe avere una minima fiducia in un processo i cui conduttori, Witkoff e Kushner, sono due sionisti la cui lealtà va al regime israeliano e che hanno già mostrato due volte in un anno la loro sete di guerra? La Repubblica Islamica dell'Iran sa cosa la Coalizione Epstein pianifica di fare e ne è pronta." #iran #usa #Trump #lies #Islamabad #Teheran Mostra meno

25 Aprile 2026 a Palermo

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25 aprile: a Milano contestata la Brigata ebraica, poi viene scortata fuori dal corteo. Fiano: "Mai successo in 50 anni"

Tensioni alla manifestazione milanese. Sala: "Avevo espresso a prefetto e questore la mia preoccupazione"
Mentre via Palestro si riempiva di migliaia di persone pronte a partire in corteo, la Brigata ebraica veniva contestata: “Via i sionisti dal 25 aprile”. A guidare la contestazione, i Carc e alcuni militanti pro-Pal, con bandiere e lo striscione con la scritta "Via i servi di Usa e Nato e i sionisti, per una nuova liberazione”. I manifestanti gridavano "assassini" e spiegavano che gli esponenti della Brigata ebraica ”sono quelli che bombardano le popolazioni di Gaza e quindi non posso partecipare e non hanno diritto a stare al corteo - hanno scandito al megafono -. Festeggiano la resistenza e la lotta partigiana ma non tolleriamo la loro presenza”. Dopo diversi momenti di tensione, lungo via Senato, lo spezzone della Brigata ebraica - con contestazioni ancora più dure - è stato fatto uscire dal corteo dalle forze dell'ordine in tenuta antisommossa. "Siamo stati cacciati dalla Polizia, è un fatto grave e ne parleremo", ha detto il presidente del museo della Brigata ebraica, Davide Romano. Con loro c'era anche Emanuele Fiano: "Siamo stati cacciati dal corteo, perché abbiamo nei nostri striscioni la stella di David, perché difendiamo il diritto dello stato d'Israele di esistere, perché difendiamo i diritti della Brigata Ebraica a sfilare? Non lo so, chiedetelo a loro". Poi ha continuato: "Oggi le istituzioni non ci hanno permesso di fare questo ed è una vergogna". Per il presidente dell'Anpi, Gianfranco Pagliarulo, il corteo diMilano "non è bloccato per le contestazioni ma perché la Brigata ebraica non si è mossa. Il problema è che la Brigata come da accordo con il questore, così mi hanno detto, doveva uscire a un certo punto dal corteo. Perché non c'è solo la Brigata ebraica, cosa assolutamente legittima - ha aggiunto -, ma ci sono anche gli iraniani che vogliono il ritorno del figlio dello Scià - ha aggiunto - e questo non mi pare sia una posizione coerente col 25 aprile". "I tempi sono questi - ha commentato invece il sindaco di Milano Beppe Sala arrivando in piazza Duomo -. Io devo dire che avevo espresso al prefetto e al questore la mia preoccupazione da tempo. Capisco che poi loro facciano quello che possono, ma la situazione in queste settimane, in questi mesi è questa, quindi c'è poco da stupirsi - ha aggiunto -. Io sinceramente un po' me l'aspettavo. E non lo so, è un fatto organizzativo su cui non posso ovviamente commentare".

L'altra metà della Resistenza ...

Dalla bacheca di fb di Marta Marta Agresti Le storie delle donne che hanno dato un contributo importante alla Resistenza ci parlano del loro impegno come staffette, combattenti, membri dei GAP e delle SAP. Armate o disarmate, di ogni ceto sociale e ogni professione, giovani e meno giovani, meridionali e settentrionali, antifasciste per scelta personale, familiare o “di guerra” cioè quel rifiuto che nasceva nel quotidiano fatto di bombardamenti, fame, lutti e deportazioni, le donne hanno lottato nelle città, nei paesi e nelle campagne, combattuto con le armi in pugno, sono state ferite, torturate, fucilate, impiccate. Erano loro che diffondevano materiale di propaganda, attaccavano manifesti, preparavano documenti falsi e ricoveri per i partigiani, curavano i feriti, trasportavano armi, munizioni, esplosivi, indumenti, medicinali e viveri. Erano loro, che nel novembre 1943, fondarono i GDD (Gruppi Difesa delle Donne) riconosciuti ufficialmente dal CLN. Queste donne operavano nelle scuole, nelle fabbriche e negli uffici, progettavano atti di sabotaggio al materiale di guerra destinato ai tedeschi, organizzavano interruzioni delle vie di comunicazione, scioperi contro i nazifascisti e allestivano reti di soccorso e assistenza per partigiani, famiglie di deportati, caduti e carcerati. Sono state le protagoniste di quella resistenza che prese il via con lo "sciopero del pane" di Parma quando centinaia di donne misero in gioco il posto di lavoro e la libertà personale come fecero poi le mondine emiliane, le donne di Imola e le romane che, durante l'assalto a un forno, furono sorprese dalle camicie nere e dieci di loro furono giustiziate. Sono state le donne che, nella Napoli occupata, impedirono i rastrellamenti degli uomini innescando la miccia dell'insurrezione cittadina e quelle di Carrara che, nel luglio 1944, resistettero agli ordini di sfollamento impedendo ai nazisti di garantirsi una comoda ritirata verso la linea Gotica. Questo è il prezioso contributo delle donne alla Resistenza. - 35mila combattenti - 20mila staffette - 70mila organizzate nei Gruppi difesa della donna - 4653 arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti - 2900 giustiziate o uccise in combattimento - 1700 ferite - 2756 deportate in Germania

lunedì 20 aprile 2026

Report e il caso Zampolli: ritratti di un potere tossico che deumanizza i popoli e distrugge le vite

Ripreso da BI Be su fab Post di Bi Be ordtpsnSeo51a82937t6054ag2c1 01hu7aahig55mgm2mta7810hm9hh8if · Report e il caso Zampolli: ritratti di un potere tossico che deumanizza i popoli e distrugge le vite Le recenti cronache politiche italiane si sono infiammate a seguito di un incontro riservato a Roma tra il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, e Paolo Zampolli, l'imprenditore milanese che Donald Trump ha scelto come inviato speciale per le partnership globali. Se da un lato il colloquio ha sollevato interrogativi sulle manovre diplomatiche parallele del M5S, dall'altro l'attenzione si è spostata su alcune pesantissime dichiarazioni di Zampolli che saranno oggetto della prossima puntata di Report. ​Secondo le anticipazioni, l'inchiesta di Sigfrido Ranucci metterebbe in luce un lato oscuro e profondamente controverso dell'inviato di Trump, citando affermazioni dai toni discriminatori e xenofobi. ​Per Zampolli i palestinesi sono "programmati per uccidere" e le donne brasiliane "per fregare e fare le furbe" perché "troie" che "guardano le telenovelas e impazziscono", mostrando un pattern ideologico: la tendenza a "deumanizzare" interi gruppi di persone per giustificare azioni violente o discriminatorie (come la deportazione di massa, la violenza domestica, l'uso della forza e l'uccisione). Se Zampolli siede al tavolo con i leader italiani parlando di "partnership globali", lo fa portando con sé questo bagaglio di accuse: abusi domestici, manipolazione delle leggi federali USA e una vicinanza mai del tutto chiarita con il giro di Epstein. Fedelissimo di Donald Trump fu lui, per sua stessa ammissione, a presentare Melania Knauss al futuro presidente durante una festa. Con il ritorno di Trump alla presidenza, Zampolli è stato investito del ruolo di "inviato speciale", sfruttando la sua doppia natura di conoscitore della realtà italiana e insider dell'amministrazione americana. Quando si parla di Zampolli, perciò, la linea tra affari privati, amicizie personali e incarichi di Stato è quasi inesistente. Questo è esattamente ciò che Report intende contestare: come un uomo che ha costruito la sua fortuna tra passerelle e real estate possa oggi sedersi a tavola con leader politici per parlare di "dossier sensibili"? Amanda Ungaro, l'ex moglie brasiliana, con la quale ha vissuto per vent'anni e ha fatto un figlio, racconta di essere salita sul famigerato aereo di Epstein a soli 16 anni, portata dal suo agente. La sua carriera come modella è iniziata all'età di 13 anni, ancora bambina. Come proprietario della ID Models, Zampolli era l'uomo che gestiva queste giovanissime ragazze. Il sospetto sollevato dalle inchieste (e che Report probabilmente approfondirà) è il ruolo di "fornitore" di contatti per l'élite di New York, un'accusa che lo posiziona pericolosamente vicino al network di traffico sessuale di Epstein. Secondo quanto riportato, Zampolli avrebbe usato i suoi contatti con alti funzionari dell'amministrazione Trump per far deportare la sua ex compagna, subito dopo che lei ha sposato medico brasiliano, e ottenere così l'affidamento esclusivo del figlio. Se confermato, questo significherebbe che un "Inviato Speciale" ha usato il potere dello Stato americano per risolvere una vendetta privata, trasformando il sistema di immigrazione in un braccio armato personale.
​Ora capiamo da dove nascono le parole che Report manderà in onda: "Le brasiliane sono troie, programmate per fregare gli uomini". Non è un'opinione astratta, ma l'attacco diretto a sua ex moglie Amanda, una donna brasiliana che sta parlando e facendo rivelazioni su Jeffrey Epstein. Rivelazioni che, assieme alle stesse dichiarazioni di Zampolli, hanno portato la First Lady americana a rilasciare un "comunicato preventivo" qualche giorno fa, tra lo stupore generale della stampa mondiale. Al momento, Zampolli viene accusato di ​abusi fisici e psicologici,​ segregazione e ​sfruttamento del suo status legale, per parte dell'ex moglie. Questo articolo, tuttavia, non è solo una storia di gossip o una "telenovela", ma la cronaca di come il potere politico possa essere usato per distruggere la vita delle persone, diffondendo stereotipi che incitano alla violenza contro le donne o la popolazione palestinese. Report non farà altro che unire i puntini tra queste vicende private e il ruolo pubblico che Paolo Zampolli ricopre oggi tra Roma e Washington. È di estrema importanza. Perché siamo di fronte a un quadro che supera il perimetro della politica per entrare in quello della patologia del potere. Se le anticipazioni di Report e le testimonianze di Amanda Ungaro troveranno conferma definitiva, Paolo Zampolli non apparirà più come un eccentrico diplomatico d'affari, ma come l’incarnazione di un metodo brutale: l’uso delle istituzioni statali come strumento per regolare conti privati e la deumanizzazione dell’altro (sia esso il popolo palestinese o la donna brasiliana) come pretesto per il dominio. ​Le sue parole non sono semplici "scivoloni": definire le donne brasiliane come esseri "programmati per prostituirsi" è una proiezione violenta che serve a coprire una realtà ben più torbida, un tentativo di ribaltare la narrazione, trasformando la vittima in carnefice mentre si esercitano abusi, segregazioni e manipolazioni legali per strappare un figlio alla madre. ​Ma c'è di più. In questa vicenda, Zampolli sembra ricalcare sinistramente lo stereotipo più vergognoso dell'uomo italiano nel mondo, quello denunciato dai report dell'Osservatorio ECPAT. La sua gestione di modelle giovanissime alla ID Models e la vicinanza mai chiarita al sistema di Jeffrey Epstein rievocano quella statistica infame che vede l’Italia ai vertici del turismo sessuale internazionale. Quegli 80.000 italiani che ogni anno viaggiano verso il Brasile, il Kenya o il Sud-est asiatico in cerca di sesso a pagamento (spesso con minori) non sono solo numeri: sono la base culturale di un sistema che vede il corpo della donna straniera e vulnerabile come una merce a disposizione del "potente" di turno. ​Vedere i vertici della nostra politica sedere a tavola con chi porta con sé questo bagaglio di accuse è un segnale devastante. Non si tratta di "Realpolitik", ma di una totale cecità etica. Se il nuovo corso della diplomazia tra Roma e Washington passa attraverso figure che usano le forze dell'ordine per vendette coniugali e che alimentano pregiudizi xenofobi, allora non stiamo solo discutendo di alleanze internazionali. Stiamo accettando che il potere si spogli di ogni dignità, trasformando i diritti umani in un fastidioso ostacolo alla volontà di un singolo uomo. ​I dati sono pubblici, le testimonianze sono atroci, i puntini li guarderemo essere uniti nella puntata di Report del 19 aprile. Ignorarli ancora significherebbe essere complici di un modello di sopraffazione che l'Italia dovrebbe avere l'orgoglio di ripudiare. Un sincero grazie a Sigfrido Ranucci e all'équipe di Report. Ps: si vede che le donne brasiliane non guardano solo le telenovelas, ma anche Report. C.L.Dias Fonti 1. Corriere della Sera: "Paolo Zampolli, chi è l’uomo dei «20 miliardi in 20 minuti» vicino a Donald Trump" (17/04/2026) 2. Dire: "Domenica le nuove inchieste di Report: le anticipazioni" (17/04/2026) 3. Antimafia: "Ranucci, Report pubblicherà inchiesta esplosiva sul caso Epstein: ''Lascerà il segno'' (16/04/2026) 4. Open: "Perché Melania Trump ha fatto il video su Epstein: le minacce di Amanda Ungaro e il link con Zampolli" (13/04/2026) 5. El País: "Amanda Ungaro: From sharing soirées with the Trumps to being deported by ICE" (12/04/2026) 6. Milano Finanza: "Paolo Zampolli: pronto a testimoniare al Congresso che sono stato io a presentare Melania a Donald Trump" (10/04/2026) 7. La Repubblica: "Paolo Zampolli querela Fedez e Mr. Marra: “Diffamato per l’associazione agli Epstein files”" (30/03/2026) 8. O Globo: "It felt like we were on display, like meat at a butcher shop', Brazilian former model recounts ICE detention and deportation" (26/03/2026) 9. Sito ECPAT Italia: End Child Prostitution Pornography And Trafficking 10. Melting Pot Europa: "Piccoli Schiavi Invisibili 2025, il nuovo rapporto di Save The Children" (13/08/2025)

SE FOSSE SUCCESSO AL SUD...

Ripreso da NO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE su fb Mario Roccaraso · eotrndsSop0995c8f9l1g341acg7t97 6m4565103571fghm40flf3ha58h6 · SE FOSSE SUCCESSO AL SUD... Intanto, nel silenzio totale dei Tg nazionali... Come riportato da Il Fatto Quotidiano, per le Olimpiadi Milano-Cortina (le Olimpiadi dello spreco leghista) il budget originariamente era stato fissato a 1,3 miliardi di euro, venendo poi rivisto fino a quota 1,7 miliardi, con un aiuto dal Governo con un finanziamento di oltre mezzo miliardo. Eppure i conti ancora non quadrano: ad oggi infatti il bilancio è previsto in perdita di addirittura 290 milioni di euro. Tra i dettagli emersi, Coni e Comitato paralimpico non sono ancora stati pagati e vantano pendenze milionarie verso la fondazione, mentre gli organizzatori non hanno particolarmente badato a spese: tra le altre voci, ci sono 37 milioni in divise, 5 in arredi, 13 per il viaggio della fiamma olimpica. Una situazione tale per cui a Milano-Cortina ancora non sono riusciti a chiudere il bilancio. E nelle ultime settimane il contesto nazionale e internazionale si è modificato, non aiutando la situazione. Tra la crisi, il caro energia e il taglio delle accise sui carburanti, infatti, ora sembra difficile che il governo possa farsi carico quantomeno dei debiti col Coni, come inizialmente sembrava intenzionato a fare. Sono anni che denunciamo gli sprechi di queste Olimpiadi che dovevano, secondo le dichiarazioni dei Presidenti leghisti di Lombardia e Veneto, essere totalmente autofinanziate. Infatti, come facilmente prevedibile ora paga Pantalone, cioè tutti noi... Pensate ora se una spreco del genere fosse successo al Sud, la gazzarra mediatica che si sarebbe scatenata, prima, durante e soprattutto dopo. Invece... Immagina, puoi... #votateliancora 👉https://www.calcioefinanza.it/.../olimpiadi-milano.../...

COINVOLGIMENTO DELL'ITALIA IN ATTACCHI TERRORISTICI CONTRO REGIONI RUSSE

Ripreso da Bruna Bovo su fb 🇷🇺 COINVOLGIMENTO DELL'ITALIA IN ATTACCHI TERRORISTICI CONTRO REGIONI RUSSE
Come emerge dai materiali ufficiali e analitici sui risultati dell’ennesima visita a Roma (già la decima) del capo del regime di Kiev Zelensky, suo obiettivo principale era spingere il governo italiano e le connesse imprese del complesso militare-industriale a una cooperazione più attiva con le aziende ucraine che producono droni e gli altri sistemi militari, utilizzati dalle Forze Armate ucraine per colpire il territorio della Federazione Russa. Avendo ottenuto un sostegno in tal senso in alcune altre capitali dell’UE, il capo di Kiev si è affrettato a gettarsi tra le braccia dei dirigenti italiani con l’intento non solo di ricevere l’ennesima dose di conforto cerimoniale, ma anche di assicurarsi il loro impegno a fornire nuove partite di sistemi letali per proseguire la guerra contro la Russia. Per quanto nei corridoi del potere romano si cerchi di nascondere le loro reali intenzioni, all’opinione pubblica non è sfuggito che, dietro gli abbracci formali e le pacche sulle spalle, gli istigatori della guerra ucraini vorrebbero vedere un più attivo coinvolgimento dell’Italia, anche sul piano industriale e tecnologico, negli attacchi terroristici, condotti con regolarità, contro obiettivi civili situati sul territorio della Russia, incluse Mosca, San Pietroburgo e altre città situate in regioni lontane dall’Ucraina. A Mosca è ben noto che alcune imprese italiane sono già coinvolte in siffatte avventure criminali di Kiev, come ha dichiarato il Ministero della Difesa della Federazione Russa nel comunicato ufficiale del 15 aprile. Secondo i dati del Ministero della Difesa, ben quattro aziende italiane partecipano alla produzione di componenti per UAV ucraini: CMD Avio SPA (Veneto), MW Fly SRL (Lombardia), EPAPOWER SRL (Piemonte), Gilardoni Vittorio SRL (Lombardia). Pertanto, invece di adoperarsi per raggiungere accordi pacifici e diplomatici per la cessazione delle ostilità e per eliminare le cause profonde del conflitto in Ucraina, i dirigenti di Kiev, ancora una volta, utilizzando una cortina fumogena di proposte di tregua e ignorando completamente gli interessi della propria popolazione, dimostrano la propria incapacità di negoziare e la volontà di continuare la guerra con l’aiuto dell’Occidente fino all’ultimo ucraino, cercando con tutte le forze di coinvolgere i Paesi europei e di provocare così la terza guerra mondiale, con tutto ciò che ne consegue. #russia #governo #Meloni https://t.me/ambrusitalia/3574

Rimpatrio assistito? No! Istigazione a delinquere ...

Rimpatrio assistito? No! Istigazione a delinquere , a questo porta questa norma inserita nel decreto sicurezza. In pratica si sta chiedendo agli avvocati di tradire il proprio cliente,che lo interpella per avere garantiti i propri diritti in cambio di €615,00, da incassare dopo che ha eseguito il rimpatrio! Questa è follia pura! Una cosa così inaudita che si stenta a credere possa essere stata concepita da un ministro della Repubblica. Auspico solo che Mattarella la rimandi indietro senza indugio, non si può avallare uno scempio del genere. Qui siamo al punto di non ritorno e,credo, a questo punto l'unica cosa da fare sarebbe sciogliere le camere, dare un incarico a un governo tecnico, con il solo compito di approvare una legge elettorale costituzionale proporzionale, per tornare a votare subito, per permettere ai cittadini di scegliersi i propri rappresentanti. Il degrado è talmente grande che è arrivato il momento di una scelta radicale, soprattutto dopo avere visto quello che ci ha raccontato Report ieri sera e, altresì,con chi si accompagnano i politici di varie formazioni che scalpitano per andarsi a riprendere la poltrona di Palazzo Chigi. Basta non se ne può più.... 😭 N.T.

giovedì 2 aprile 2026

I giovani e la speranza

Il discorso inaugurale dell’anno accademico dell’Università di Padova di Paola Bonomi, studentessa di 22 anni, non dovrebbe, o meglio non avrebbe dovuto passare inosservato e far riflettere tutti, soprattutto coloro che hanno contribuito alla devastazione dello stato di diritto di questo Paese, che oggi potremmo definire Stato dei mancati diritti, perché di questo si tratta. Cosa c’è di peggio di impedire ai giovani di esercitare il proprio diritto di voto solo perché ci si trova fuori sede per motivi di studio e di lavoro e nell’impossibilità di pagarsi il viaggio per raggiungere i luoghi della propria residenza? Purtroppo siamo arrivati a questo punto per l’insipienza di questi politici al governo, che esercitano il potere di veto, come in questo caso, solo per fini strettamente personali. Una politica che guarda solo al proprio interesse e non a quello della collettività è malata grave e, purtroppo, lo è da molto tempo, mentre noi il popolo non abbiamo voluto capire e ci siamo girati dall’altra parte, senza minimamente pensare alle conseguenze che tale comportamento avrebbe avuto sui giovani, soprattutto, ma non solo, e nel caso specifico anche sul risultato referendario. Un intrevento questo da dove si evince l’amarezza e la preoccupazione dei giovani di oggi, che denunciano “ la frattura, ormai evidente, tra il futuro che vengoni invitati a costruirsi e il presente”: “Studia, che il futuro è tuo, basta impegnarsi.” “Un po’ di gavetta l’abbiamo fatta tutti.” “Se vuoi puoi.” Per realizzare questo sogno oggi i giovani sono costretti a fare sacrifici immensi, a cominciare dall’esborso dell’esoso costo di €.500,00 per una stanza, per potere soggiornare lì dove hanno scelto di seguire corsi di studio, che, purtroppo, non tutti possono permettersi. Ascoltando questo intervento mi è tornato in mente il tempo passato in cui noi giovani del passato si studiava certi che poi, ottenuto il famoso pezzo di carta, si poteva aspirare a un lavoro certo. Un privilegio che oggi i giovani non hanno più, proprio perché non hanno nessuna garanzia per un futuro certo di lavoro, nonché di vivere quella spensieratezza di cui noi giovani del passato abbiamo potuto godere: una gioventù fatta sì anche di sacrifici - perché neppure negli anni 60-70 si era tutti ricchi- ma c’era la cansapevolezza di un futuro migliore raggiungibile. AI giovani di allora è toccato il privilegio di vivere una stagione ricca di avvenimenti, di sfide in un Paese che si stava risvegliando dalla tragedia della guerra passata. Quelli sono stati anni bellissimi, indimenticabili: tutto sembrava a portata di mano! Per i giovani di allora è stato un periodo fortunato, che purtroppo non abbiamo avuto la capacità di preservare per le future generazioni: questo è il grande rammarico che ognuno di noi dovrebbe avere. E’ vero che a partire dalla fine degli anni 70 il Paese ha attraversato momenti bui, che hanno segnato la vita di tutti noi e per molti è stata la fine di una illusione che si credeva non si dovesse esaurire mai. L’illusione del benessere raggiunto, vissuto come un’assicurazione a vita si è rivelata fallace e senza prospettiva per un futuro di Pace e di benessere. L’incapacità di una visione del futuro da parte della politica ha portato al disastro, non solo dell’Italia, ma di tutto l’occidente, che oggi vive una crisi nera di valori, di lavoro, di sviluppo, di guerre in diverse parti del mondo. E così oggi i giovani si trovano a dovere affrontare un presente senza speranza, ricco d’insidie e ad inseguire il futuro come un miraggio che sembra irrangiugibile per i tanti ostacoli che vi si frappongono. Le guerre imperverano in diverse parti del mondo, genocidi, deportazioni con tutte le conseguenze che ciò comporta e che credevamo sconfitte per sempre. La follia di chi oggi governa il mondo, produce disastri su disastri, a cominciare da quelli ambientali, che stanno distruggendo l’ambiente ed il clima modificto a colpi di geongegneria, con scie chimiche che coprono il nostro cielo azzurro e piogge incessanti che cancellano centri abitati, strade, ponti ecc. per colpa di politiche assassine che mirano a distruggere l’uomo e soppiantarlo con “l’intelligenza artificiale” o forse sarebbe meglio dire con la “deficienza artificiale”. Sarebbe ora di chiederci di chi è la colpa di tutti questi disastri! Non sarà forse dovuta alla mancanza di partecipazione alla politica di tutti? Alla delega in bianco che si è data a politici sempre più corrotti e senza scrupoli? Alla povertà che aumenta per colpa di politiche dissennate,che mettono la ricchezza nelle mani di pochi , mentre al popolo vengono riservate le briciole? Armi di distrazione di massa sono state propinate da tutti i governi, insieme a un sistema di controllo delle masse, per distrarci dai problemi veri, per farci dimenticare il “futuro”, quel futuro che oggi è in mano a una politica spesso criminale, con una giustizia che non è uguale per tutti, con una stampa corrotta, con una sanità allo sbando e impoverita, mentre pochi si sono arricchitti oltre ogni decenza umana a discapito del popolo che hanno reso sottomesso e incapace di reagire. Questo è il mondo che stiamo consegnando ai giovani per colpa delle nostre dimenticanze e incapacità di una politica che governi per il bene comune e non invece per quello di pochi. Nella toscano 2.4.2026

venerdì 27 marzo 2026

La vittoria del No , il conseguente sfaldamento del cd e le sfide per il futuro della sx

Difendiamo la democrazia venerdì 27 marzo 2026 La vittoria del No , il conseguente sfaldamento del cd e le sfide per il futuro della sx La destra governativa pensava di avere i numeri per portare a compimento lo scempio della Giustizia e della Costituzione, contando sull'astensionismo e sulla propaganda becera condotta per confondere il popolo meno acculturato e consapevole. Ha commesso errori gravi in questa campagna referendaria che hanno portato alla vittoria del NO: risultato conseguito per il grande impegno di magistrati come Gratteri e Di Matteo e di chi ha accolto il loro appello , nonchè dei comitati che si sono costituiti in tutto il territorio nazionale che hanno spiegato ai cittadini i pericoli che il Paese stava correndo qualora avesse vinto il si. Per fortuna i cittadini e in particolare i giovani, che sono stati la grande sorpresa di questo referendum, che a stragrande maggioranza hanno capito e si sono recati in massa a votare. Quello che è successo e sta succedendo è che il cd si sta sfaldando: caduto il loro obiettivo si riforma della giustizia per assicurarsi l'impunità stanno emergendo tutte le contraddizioni all'interno di una coalizione, che sembra più un'armata brancaleone che un'aggregazione politica. Sono cadute le teste di Delmastro e della Bartolozzi e poi quella della Santanchè, su richiesa della Meloni,che adesso minaccia di portarsi dietro tutti. Adesso anche le perquisizioni al Ministero della Difesa con l'ipotesi di reati gravissimi! Non vi è dubbio che siamo difronte a una classe dirigente della destra che venuta al potere credeva e crede di poter fare quello che vuole in dispregio di qualsiasi legge, forma e buon senso. E' evidente comunque che la toppa delle dimissioni dei suddetti personaggi si è rivelata peggio del buco ed è la conferma di quanto sospettato in merito alle tante bramate riforme della giustizia, che, ricordiamolo, ricalcolano il piano della P2 di Licio Gelli a cui ha aderito il Berlusconi, anch'esso pregiudicato e a cui la di lui figlia voleva dedicare la vittoria del si. Per fortuna la maggioranza degli italiani hanno capito e così abbiamo scampato il pericolo di una deriva fascista che non si sa dove ci avrebbe portato. Ora, però, si pone il problema di come uscire da questo disastro. E' palese che la vittoria del NO non se la possono attribuire i partiti politici e i vari sindacati, che non sono stati determinanti per la vittoria del NO, che va attribuita invece all'apporto rilevante delle associazioni,comitati e alla società civile, oltre che all'impegno senza riserve dei magistrati a cominciare da Gratteri e Di Matteo. Quindi, i partiti di sx evitino di appropriarsene e di ritenere a prescindere che saranno i futuri vincitori delle prossime consultazioni elettorali, perchè così non è e di più se non lo si capirà e non si invertirà proprio il modo di porsi. Ha fatto bene la Salis a dichiarare che le primarie non vanno fatte, perchè sono divisive e il fatto stesso che Conti l'indomani del voto, con una tempistica veramente incredibile , abbia dichiarato di essere disposto a candidarsi non è una bella cosa. Io penso che più che primarie il popolo che si riconosce nella Costituzione e vuole portare avanti la sua attuazione debba organizzarsi per raccogliere tutti coloro che vogliono veramente cambiare questo Paese, cominciando a pensare a politiche quali la redistribuzione del reddito, ai diritti calpestati da questo governo quali la giustizia, l'istruzione, la sanità, l'ambiente, il lavoro, il diritto alla casa e al salario per chi rimane fuori dal mercato del lavoro,oltre e soprattutto la Pace e in osservanza dell'art. 11 della Costituzione il ritiro da qualsiasi guerra anche in termini di aiuti finanziari. La vittoria della sinistra, a mio parere, passa proprio da qui e, credo, anche che sarebbe necessario e urgente unire tutte le forze per portare avanti questo ambizioso obiettivo, per mandare a casa questi guerrafondai cialtroni che hanno rovinato il Paese!
N.T.

sabato 21 marzo 2026

ULTIM'ORA: la superstar di New York, AG Letitia James, colpisce Trump con una ENORMA causa insieme a una potente coalizione di stati, contee e città per impedirgli di distruggere le normative cruciali sul cambiamento climatico.

Occupy Democrats ronestpSodaa 7m0:1r um2203263afIo eagi09lm51e72ll1ghf915hr1e · ULTIM'ORA: la superstar di New York, AG Letitia James, colpisce Trump con una ENORMA causa insieme a una potente coalizione di stati, contee e città per impedirgli di distruggere le normative cruciali sul cambiamento climatico. Questa donna sa brandire la legge come un'ascia da battaglia... "L'amministrazione Trump ha scelto la negazione, abrogando le protezioni critiche che sono fondamentali per la risposta del governo federale al cambiamento climatico. Non lasceremo che il governo federale abbandoni le sue responsabilità al popolo", ha dichiarato James in un comunicato stampa. La coalizione legale di Jame è composta da 40 stati e da altri gruppi più piccoli. Stanno puntando a ribaltare la disastrosa decisione dell'EPA di Trump di abrogare la scoperta di messa in pericolo del 2009, che ha costituito la base di gran parte della nostra architettura legale per la regolamentazione del clima. L’abrogazione di tale constatazione, secondo cui i gas a effetto serra costituiscono un pericolo per la salute pubblica e l’ambiente, è da tempo un obiettivo delle compagnie petrolifere che hanno contribuito a far entrare Trump al potere. Negheranno la scienza e raderanno volentieri il mondo al suolo se ciò significa aumentare i profitti per loro nel breve termine. James ha presentato la sua petizione legale alla Corte d'Appello degli Stati Uniti per la D.C., così come in California, Connecticut e Massachusetts. La sua coalizione sostiene che l'abrogazione è chiaramente a sfida della scienza, ignora le prove e viola il Clean Act. Questo è il tipo di azione coraggiosa di cui abbiamo bisogno ora dai nostri leader politici. Dobbiamo combattere l'amministrazione Trump in ogni momento se ci sarà qualche possibilità di un mondo vivibile per le generazioni future. Per favore mettete mi piace e condividete per ringraziare Letitia James! · Vedi l'originale · Valuta questa traduzione

Domani vota No chi ama la Costituzione e la vuole salvare!

Toscano Nella Arch oroeSptdnsg32a8hch3gg a216hlafhhgu030h3h8g4chl21m5a55l604ltl · Domani si vota per salvare la Costituzione italiana nata dalla Resistenza. Perché potesse essere scritta molto uomini e donne hanno pagato con sacrifici e al costo della vita. Oggi abbiamo una responsabilità enorme e dobbiamo difenderla per onorare quei morti che ci hanno consentito di avere la Costituzione più bella del mondo, che uomini incapaci di apprezzarne la grandezza pensano di affossare, per fini altri e addirittura strettamente personali. Non passeranno! Perché ciò succeda c'è, però, bisogno della partecipazione di tutti, quindi è necessario andare a votare. Usciamo da una campagna elettorale tra le più vergognose dal dopoguerra ad oggi, per le menzogne e l'occultamento della verità di governo e politici di dx soprattutto, propinate a piene mani senza ritegno. Politici che vogliono raggiungere lo scopo di fare vincere il si non dicendo la verità non onorano quanto scritto in quella stessa carta che vogliono strappare, dimentichi del giuramento per difenderla con onore e disciplina. Se la politica percorre strade che non si sa dove ci conducono sta a noi rimettere tutto sulla retta via andando a votare e votando NO! Ricordiamo cosa diceva Piero Calamandrei a proposito della Costituzione e della giustizia in modo particolare:

Il treno delle donne per la Costituzione riprende a viaggiare per salvare la Costituzione

Questo treno continuerà a viaggiare insieme a tutti quelli che hanno a cuore la Costituzione e vogliono continuare a difenderla, perchè la Costituzione italiana del 1948 è la carta dove sono stati scritti tutti i nostri diritti e la libertà. Dobbiamo sempre ringraziare chi ha pagato con la vita perchè potesse essere scritta e non pissiamo permettere a quattro scappati di casa di strapparla per fini non certo encomiabili. Andiamo a votare tutti e votiamo NO tutti per salvare la democrazia e l'indipendenza dei poteri dello stato e del CSM , perchè vi sia una giustizia giusta , mancando la quale non c'è democrazia. Stiamo attraversando un momento veramente drammatico, pieno di insidie e con la guerra in corso, che i nostri governanti vogliono ignorare e per tutto questo occorre votare NO con forza!!!! Nella Toscano

domenica 15 marzo 2026

Creata l’Alta Corte per indurli a scrivere le sentenze come vogliamo noi

Giovanni LimaAVVOCATI E SOCIETÀ CIVILE AUTOREVOLEZZA E LEGALITÀ soSrtoednpl021go9mihregum0to993fal:a 7g550 a904 0 1mz0eh1clr · Creata l’Alta Corte per indurli a scrivere le sentenze come vogliamo noi Per Meloni con la riforma della giustizia si potranno cambiare decisione ingiuste secondo il governo. Siamo alla confessione. https://www.instagram.com/reel/DVpC-pfCllL/?igsh=MWJnMzN2dTgxd3JraQ==

È lo storico intervento di Piero Calamandrei del 1947 con il quale difende l'indipendenza della magistratura come garanzia di libertà per i cittadini, rifiutando la sottomissione del Pubblico Ministero all'esecutivo.

Da AVVOCATI E SOCIETÀ CIVILE AUTOREVOLEZZA E LEGALITÀ Giovanni Lima · odStsoprne28g6u4hu :4mIhe lt15o61a72e4g9tc90t21 gle706rrlia3 · Calamandrei: Il Pubblico Ministero e la garanzia di libertà È lo storico intervento di Piero Calamandrei del 1947 con il quale difende l'indipendenza della magistratura come garanzia di libertà per i cittadini, rifiutando la sottomissione del Pubblico Ministero all'esecutivo. Calamandrei sostiene l'unità dell'ordine giudiziario, imparziale e sottomesso solo alla legge, contro la politicizzazione della giustizia penale. (Assemblea Costituente, 27 novembre 1947) “ … Si è parlato, in questi giorni, da vari oratori, del pericolo che la magistratura diventi un "quarto potere"; si è parlato del pericolo che la magistratura diventi una casta chiusa, uno Stato nello Stato, una specie di cittadella inespugnabile, sottratta ad ogni controllo della sovranità popolare. Ebbene, onorevoli colleghi, io credo che queste preoccupazioni siano smentite dalla struttura stessa che noi abbiamo dato a questo progetto. Noi abbiamo voluto che la magistratura fosse indipendente, ma non abbiamo voluto che fosse separata dalla nazione. L'indipendenza che noi rivendichiamo per i magistrati non è un privilegio dei magistrati: è una garanzia dei cittadini. Perché il cittadino sia libero, occorre che il giudice sia indipendente. Ma v'è un punto su cui la discussione è stata più viva: quello del Pubblico Ministero. Si è detto da alcuni: "Sia pure l'indipendenza per il giudice che giudica; ma il Pubblico Ministero, che è il promotore della giustizia, che è l'organo che deve dare l'impulso al processo, deve essere in qualche modo collegato al Potere esecutivo". Noi abbiamo risposto di no. Abbiamo risposto che anche il Pubblico Ministero deve essere un magistrato; che anche il Pubblico Ministero deve avere le stesse garanzie di indipendenza del giudice. Perché se voi lasciate il Pubblico Ministero sotto la dipendenza del Governo, voi venite a mettere la giustizia penale sotto la dipendenza della politica. Se il Pubblico Ministero deve attendere un cenno del Ministro per sapere se deve o non deve iniziare un processo penale contro un uomo politico, se deve o non deve insistere nell'accusa, in quel momento la giustizia penale è finita, e la libertà del cittadino è perduta. Il Pubblico Ministero, nell'ordinamento che noi abbiamo tracciato, non è l'avvocato dell'accusa: è un magistrato, il quale ha l'obbligo di cercare la verità, anche se la verità giova all'imputato. Egli appartiene all'ordine giudiziario; egli respira la stessa aria di imparzialità che respira il giudice. Questa è l'unità della magistratura che noi abbiamo voluto difendere: l'unità che deriva da una comune cultura, da un comune concorso, da una comune coscienza di magistrato che non deve servire nessun altro padrone se non la legge”. Atti dell'Assemblea Costituente, Discussioni, vol. IX, seduta di giovedì 27 novembre 1947, pp. 2480 e seguenti. Piero Calamandrei #Costituzione #Referendum2026 #ReferendumCostituzionale #REFERENDUMGIUSTIZIA Il Capo Provvisorio dello Stato Enrico De Nicola firma l'atto di promulgazione della Costituzione

La FAVOLA della SEPARAZIONE IL CAVALLO di TROIA

di Giorgio Lattanzi, già Presidente della Corte Costituzionale [i] Fonte: Giustizia Insieme - 15 marzo 2026 “Perché dico No a questa revisione costituzionale. Tutto ha inizio con quella che io chiamo la favola della separazione delle carriere. Dopo l’emanazione nel 1988 del nuovo codice di procedura penale si è iniziato ad affermare che la riforma andava completata con la cosiddetta separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri. E dopo la modifica dell’art.111 Cost. si è sostenuto che il nuovo art. 111 comportava la separazione delle carriere perché stabiliva che il processo si sarebbe dovuto svolgere “tra le parti in condizioni di parità davanti a giudice terzo e imparziale” e la unificazione delle carriere escludeva la parità delle parti e la terzietà del giudice. Due affermazioni prive di fondamento, che, ripetute in continuazione soprattutto dagli avvocati delle camere penali, sono alla fine sembrate verità indiscutibili. Il discorso sul nuovo codice e sul nuovo processo, tendenzialmente accusatorio, sarebbe lungo, ma per smentire che questo avrebbe dovuto essere completato con la separazione delle carriere è sufficiente ricordare che durante i lavori per la redazione del codice non si è mai parlato della necessità di separare la carriera dei giudici da quella dei pubblici ministeri e che il decreto legislativo emanato per adeguare l’ordinamento giudiziario al nuovo processo (d.P.R. n. 449 del 1988) non solo non si è dato carico di separare le carriere ma anzi ha facilitato il passaggio da una funzione all’altra. È da aggiungere che la stessa Corte costituzionale ha affermato che il nuovo sistema processuale «non comporta che, sul piano strutturale ed organico, il pubblico ministero sia separato dalla magistratura costituita in ordine autonomo e indipendente» (C. cost. n.88/1991). I giudici e i pubblici ministeri compongono la magistratura e si distinguono per l’esercizio delle funzioni, giudicanti o requirenti, pur facendo parte di un’unica carriera ed essendo inseriti in un unico ruolo organico, dopo essere stati assunti con il medesimo concorso. Questo avviene perché entrambi sono organi di giustizia e sono considerati dalla Costituzione autorità giudiziaria; entrambi, anche se con funzioni diverse, devono concorrere alla corretta applicazione della legge. Infatti, come ha riconosciuto la Corte costituzionale, anche «nell’architettura della delega… il ruolo del pubblico ministero non è quello di mero accusatore, ma pur sempre di organo di giustizia obbligato a ricercare tutti gli elementi di prova rilevanti per una giusta decisione, “ivi compresi gli elementi favorevoli all’imputato” (direttiva n.37)» (C. cost. n. 88/1991). Gli avvocati penalisti però, alla ricerca di una improbabile parità formale e sostanziale con il pubblico ministero, hanno ritenuto di poterla conseguire attraverso la separazione delle carriere, come se fosse l’unificazione delle carriere della magistratura giudicante e di quella requirente a fare dell’avvocato una figura processuale diversa da quella del pubblico ministero. Nell’ordinamento, anche senza considerare la sua posizione in materia civile e nelle altre materie in cui è previsto il suo intervento, il ruolo del pubblico ministero è diverso per vari aspetti da quello del difensore: pure quando interviene per la tutela di un interesse specifico l’orizzonte del pubblico ministero è sempre costituito dall’applicazione della legge; è questa il suo fine ultimo. Perciò il pubblico ministero è considerato un “organo di giustizia”, e, benché nel processo penale costituisca una parte, si dice, mi sembra correttamente, che è una “parte imparziale”, diversamente dall’imputato e dal suo difensore, che agiscono per la soddisfazione di un interesse personale, indipendentemente dalla conformità o meno di questo interesse alla legge. Che l’attività del pubblico ministero debba essere finalizzata alla corretta applicazione della legge, anche nell’interesse dell’imputato, emerge da alcune significative disposizioni del codice di rito e innanzi tutto dall’art. 358 c.p.p. Questo, infatti, in attuazione della direttiva 37 della legge delega, stabilisce che «il pubblico ministero… compie altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini». È una disposizione cui si tende a non dare troppa importanza, però, quale che ne sia in concreto l’applicazione, a me sembra che delinei chiaramente la funzione del pubblico ministero, che, come “parte imparziale”, raccoglie non soltanto le prove a carico e che pone tutte le prove raccolte, sia quelle a carico, sia quelle a discarico, a disposizione del difensore, a differenza di questo, che acquisisce gli elementi probatori in piena libertà e in piena libertà ne dispone, versandoli o meno, a seconda delle convenienze, negli atti processuali. Parimenti significativo è l’art. 408 c.p.p., nei termini risultanti dalla riforma Cartabia. Innovando rispetto a quanto era previsto in precedenza, questo articolo stabilisce che il pubblico ministero richiede l’archiviazione non solo nel caso di infondatezza dell’accusa, ma anche «quando gli elementi acquisiti nel corso delle indagini preliminari non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna», e ciò significa che compito del pubblico ministero non è quello di far valere sempre e comunque gli elementi di accusa, che pure esistono, ma quello di porsi nella prospettiva del giudice, rinunciando ad esercitare l’azione penale quando questa non avrebbe successo, cioè negli stessi casi in cui il giudice dell’udienza preliminare, a norma dell’art. 425, comma 3, c.p.p., dovrebbe pronunciare una sentenza di non luogo a procedere. Il pubblico ministero è il promotore di una decisione formalmente e sostanzialmente giusta, e non l’accusatore a ogni costo, perciò, mentre per il difensore l’aver ottenuto l’assoluzione costituisce sempre una vittoria, anche, e forse a maggior ragione, se l’imputato è colpevole, per il pubblico ministero l’aver ottenuto la condanna quando l’imputato effettivamente è innocente, rappresentando una sconfitta per la giustizia, è di fatto anche una sua sconfitta. È da aggiungere che il principio di parità delle parti, consacrato dall’art. 111 Cost. e pure richiamato a fondamento della separazione delle carriere, comporta l’esistenza processuale di una complessiva equivalenza delle opportunità riconosciute alle parti per concorrere alla decisione del giudice, il che, come ha chiarito la Corte costituzionale non significa che debba esserci una perfetta simmetria tra le posizioni dell’una e quelle dell’altra, e in particolare, per quanto concerne il processo penale, tra le facoltà riconosciute al pubblico ministero e quelle riconosciute all’imputato e alla sua difesa (C. cost. n. 34/2020, n. 421/2001, n. 26/2007 e n. 298/2008). In più occasioni la Corte costituzionale ha rilevato che «nel processo penale il principio di parità tra accusa e difesa non comporta necessariamente l’identità tra i poteri processuali del pubblico ministero e quelli dell’imputato, potendo una disparità di trattamento risultare giustificata, nei limiti della ragionevolezza, sia dalla peculiare posizione istituzionale del pubblico ministero, sia dalla funzione allo stesso affidata, sia da esigenze connesse alla corretta amministrazione della giustizia» (C. cost. n. 34/2020). È a aggiungere che il principio della parità delle parti, analogamente a quello della terzietà e della imparzialità del giudice, riguarda il processo e non l’ordinamento giudiziario, come risulta dal contesto della disposizione e dall’inserimento dell’art. 111 nella sezione seconda del titolo quarto della Costituzione, sulla giurisdizione, e non nella sezione prima, sull’ordinamento, della quale invece fanno parte tutti gli articoli modificati dalla legge costituzionale, ad eccezione dell’art. 87. Perciò se nel processo non fosse garantita la parità delle parti è questo che andrebbe riformato, non la Costituzione. È anche per questa ragione che ho parlato inizialmente di una favola perché, come ha riconosciuto la Corte costituzionale, «la Costituzione… pur considerando la magistratura come un unico “ordine”, non contiene alcun principio che imponga o al contrario precluda la configurazione di una carriera unica o di carriere separate fra i magistrati addetti rispettivamente alle funzioni giudicanti e a quelle requirenti» (C. cost. n. 37/2000 e n. 58/2022). Dunque, la separazione delle carriere non è imposta ma neanche esclusa dalla Costituzione è ben può essere realizzata dal legislatore se lo ritiene opportuno. Dell’opportunità si può discutere, ma certamente la sua realizzazione non richiedeva una revisione costituzionale perché ben sarebbe potuta avvenire con una legge ordinaria (C. cost. n. 37/2000), e la favola della necessità della separazione anche per osservare i principi dell’art. 111 Cost. è servita al Governo per innalzare la questione al livello costituzionale e fare apparire opportuno anche un intervento di revisione della Costituzione. A ben vedere la favola è stata il cavallo di Troia utilizzato dal Governo per penetrare nella cittadella del Titolo IV della Costituzione e sostituirne o modificarne ben sette articoli. Ho sempre sostenuto che la Costituzione di regola non si dovrebbe toccare e che solo eccezionalmente può essere assoggettata a revisione. Perché ritengo che per principio si debba dire no alla revisione della Costituzione? Perché la stabilità di una nazione è legata alla stabilità della sua Costituzione. La Costituzione è la sua Carta fondamentale e non può essere trattata come una qualunque legge ordinaria, che viene modificata a seconda delle esigenze e delle convenienze anche politiche del momento, come sta avvenendo per la legge elettorale. La Costituzione è come un orologio di precisione, se se ne cambiano gli ingranaggi è assai probabile che cessi di funzionare correttamente. Perché poi, in particolare, ritengo si debba dire no a questa revisione? Innanzitutto, perché è stata approvata in un modo indecente, sulla base di un disegno di legge governativo blindato, che nei quattro passaggi parlamentari non ha potuto ricevere miglioramenti e correzioni, di cui pure avrebbe avuto bisogno, come se la Costituzione fosse patrimonio di una parte politica e non dell’intera Nazione. È stato infatti realizzato, in solitudine, dalla maggioranza governativa, un ampio intervento modificativo di una parte della nostra Carta fondamentale, che è nata dal lavoro comune di tutte le forze politiche all’epoca presenti nel Parlamento ed è stata approvata a grande maggioranza, con 458 voti favorevoli e 62 contrari, su un totale di 520 votanti. In secondo luogo, perché comportano un mutamento della natura del pubblico ministero e la disarticolazione dell’ordinamento costituzionale contenuto negli articoli 101-110 Cost., con un forte indebolimento del potere giudiziario. Questo potere oggi si fonda soprattutto sull’organo di autogoverno, il Consiglio superiore della magistratura, che costituisce il riferimento unico, anche disciplinare, per tutta la magistratura, giudicante e requirente, ed è evidente che il suo smembramento in tre organi (due Consigli superiori e l’Alta Corte disciplinare) e la loro composizione con un sorteggio indeboliscono sostanzialmente la posizione costituzionale della magistratura. Per non parlare della diversità tra i due sorteggi: uno avviene tra tutti i membri togati e l’altro tra le persone comprese in un elenco di professori in materie giuridiche e avvocati, formato dal Parlamento. L’aver assimilato i due sorteggi è una manifesta furbizia allo scopo di esercitare una maggiore influenza politica sugli organi in questione, perché i membri di provenienza parlamentare sono comunque di estrazione politica. La parità dei meccanismi elettivi avrebbe richiesto per i membri non togati un sorteggio tra tutti i professori in materie giuridiche e tutti gli avvocati, non solo tra quelli selezionati dal Parlamento. Che l’obiettivo sia quello dell’indebolimento del potere giudiziario è evidente perché gran parte delle dichiarazioni dei membri del Governo e dei membri della maggioranza che lo sostengono accusano giudici e pubblici ministeri di adottare provvedimenti e di assumere iniziative da loro non condivise, che vengono contestate in modo particolarmente accanito quando riguardano attività o iniziative governative. Si sta formando una nuova cultura, diversa da quella che informa la nostra Costituzione e che vede nel giudice un applicatore della legge, anche eventualmente in contrasto con gli altri poteri dello Stato; una cultura, tipica dei regimi autoritari, che considera la funzione giurisdizionale servente rispetto all’indirizzo politico dominante e pretende che il giudice con i suoi provvedimenti non ostacoli l’azione governativa ma anzi l’assecondi. È la linea che aveva espresso nella costruzione dell’ordinamento giudiziario il Guardasigilli fascista Dino Grandi quando aveva escluso «che la Giurisdizione costituisca un potere autonomo dello Stato, dovendo anch’essa informare la sua attività alle direttive generali segnate dal governo». Per indebolire il potere giudiziario e ottenere l’approvazione della riforma è stata scatenata una accanita campagna di delegittimazione della magistratura, con l’effetto, tra l’altro, di determinare un pericoloso sentimento di sfiducia nella giustizia. Circola sui social un video in cui la dottoressa Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della giustizia, nel corso di una trasmissione televisiva, piuttosto accalorata, ha detto: «votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura». Parole da resa dei conti. Allora è vero che, come è stato detto, la separazione delle carriere in realtà non c’entra niente con la revisione costituzionale e che si vuole una resa dei conti con la magistratura. Per raggiungere questo risultato sono state strumentalizzate indagini, processi e decisioni, senza neanche considerare la specifica situazione processuale e la motivazione dei provvedimenti e senza considerare la loro conformità alla legge, a volte, anzi molto spesso, formulando nei confronti dei giudici accuse basate su vere falsità. Alcuni giorni fa ho assistito a un talk show serale su Rete 4 in cui uno dei partecipanti ha ricordato un delitto commesso da una persona condannata, che invece di essere in carcere era libera, e ha accusato il magistrato di averla lasciata in libertà. Tutti d’accordo. Nessuno, neppure il conduttore, è intervenuto per spiegare che il magistrato non c’entrava nulla e che la libertà dipendeva esclusivamente dalla legge. Nessuno ha ricordato che l’art. 656 del codice di procedura penale stabilisce che quando la condanna non è superiore a quattro anni di reclusione il condannato può chiedere l’applicazione di una misura alternativa alla pena e che in attesa della decisione l’esecuzione è sospesa. Si tratta di una disposizione che ha dato origine al fenomeno dei cosiddetti condannati liberi sospesi, che attualmente sono circa centomila, il che significa che non per un provvedimento dei magistrati ma per una disposizione del codice di procedura penale circa centomila persone, anche condannate per gravi reati (dato che con pene fino a quattro anni sono puniti anche gravi reati), sono libere. E c’è da chiedersi, considerato l’attuale sovraffollamento carcerario, dove altrimenti queste persone potrebbero essere detenute. È una situazione di una gravità eccezionale, analoga a varie altre che affliggono il mondo della giustizia e che non dipendono dai giudici. Sono situazioni alle quali certo non è diretta a porre rimedio la legge di revisione costituzionale. Voglio concludere ricordando che ormai non è più in questione la separazione delle carriere ma il ruolo nell’ordinamento della giurisdizione e che con la forsennata delegittimazione della magistratura è stato arrecato alle istituzioni un danno gravissimo; spero solo che il danno non aumenti e che gli italiani, come hanno già fatto nel 2006 e nel 2016 si oppongano alla riforma costituzionale votando NO. ———————————————— [i] Il Presidente Giorgio Lattanzi è uno dei giuristi che più hanno contribuito alla produzione della legislazione penale e processuale italiana, come addetto all’Ufficio legislativo del Ministero della Giustizia, come Direttore generale degli Affari penali del ministero, come coordinatore dei lavori per la redazione del “nuovo” Codice di procedura penale nell’ambito della Commissione ministeriale presieduta da Gian Domenico Pisapia, come Presidente della Commissione istituita dalla Ministra Cartabia nel 2021. Quale giudice e poi quale Presidente della Corte costituzionale ha esercitato un’influenza determinante sul processo penale attraverso decisioni che hanno ridefinito le garanzie difensive – in tema di contraddittorio, durata del processo e tutela cautelare – e promosso una maggiore efficienza del rito. Si tratta di pronunce sempre orientate a una lettura del codice di procedura penale rispettosa della presunzione di innocenza e delle garanzie difensive e conformi alle convenzioni europee”. https://www.giustiziainsieme.it/.../3874-la-favola-della...

venerdì 13 marzo 2026

La Costituzione italiana è la bibbia laica di tutti i cittadini di qualsiasi religione.

La Costituzione italiana è la bibbia laica di tutti i cittadini di qualsiasi religione. È stata scritta dopo la liberazione dal nazifascismo, a cui hanno contribuito uomini e donne che hanno partecipato alla Resistenza, e con il sacrificio di migliaia di uomini e donne che hanno dato la propria vita perché potesse essere scritta. La cosa più bella è che è stata le costituenti e i costituenti l'hanno voluta rendere comprensibile a tutti: parole e concetti semplici proprio perché è di tutti.e tutti hanno il diritto di poterla comprendere. Mi sorprende non poco chi oggi lamenta che tutti parlano di Costituzione senza essere costituzionalisti: evidentemente ignorano il messaggio che i.costituenti e le costituente hanno voluto dare al popolo nel renderla ad essi comprensibile. Quindi non c'è da meravigliarsi se in questo momento in cui si sta cercando di.modificarne ben ulteriori sette articoli,con l'inganno della modifica delle carriere dei.magistrati, che porterebbe al sua completa disarticolazione, mettendo a rischio la tenuta democratica del Paese. Orbene molti cittadini consapevoli, pur non essendo costituzionalisti, hanno compreso il pericolo che deriverebbe dalla vittoria del si e per questo stanno lottando per difenderla. Tutti hanno diritto di difendere la Bibbia laica della Repubblica italiana, così come i cattolici difendono la bibbia. Chi non ha capito o non vuole capire il pericolo e disprezza l'impegno di chi si sta mobilitando per la vittoria del NO, che gli piaccia o no, sta venendo meno al dovere di ogni cittadino di difendere la Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza. Io difendo la Costituzione e la democrazie e di conseguenza voto NO! Non potrei mai votare si insieme a chi ha problemi con.la giustizia, a chi è condannato anche per reati gravi, a chi disprezza le regole di uno stato democratico,a chi non ha la sensibilità di difendere l'ultimo baluardo prima del baratro. Nella Toscano

Referendum, perché voto NO (Repubblica, 13 marzo)

Riprendo da Michele Ainis ooeptdsrnSu3fcf14m 8199t6ci20i1l46249hi27h0m42t62u1aal1ml861 · Referendum, perché voto NO (Repubblica, 13 marzo) Dice: in questo referendum bisogna decidere sul merito, sulla bontà delle soluzioni tecniche che ci vengono proposte. Giusto, ma prova a domandare a chi passa per strada: «tu preferisci un Csm oppure due?». Ti beccherai una denuncia per molestie. Ri-dice: però l’appartenenza politica non c’entra, conta soltanto la libera opinione. Curioso, quando tutti i partiti di maggioranza sono schierati come una falange per il «sì», tutte le opposizioni per il «no». Ri-ri-dice: ma la riforma non è contro i magistrati, semmai nel loro interesse, serve a liberarli dalla cappa delle correnti giudiziarie. Ah sì? E allora perché tutti (o quasi) i giudici italiani vi s’oppongono? E perché non passa giorno senza che la stampa di destra spari frecce avvelenate contro questo o quel magistrato? Ma soprattutto: perché s’esercita nel tiro al bersaglio la stessa presidente del Consiglio, usando a pretesto qualsiasi fatto di cronaca, anche se non c’entra un piffero col doppio o triplo Csm? Cattivi umori, cattivi sentori. E allora turiamoci il naso, proviamo a riflettere sul testo, lasciando perdere il contesto. Carriere separate fra giudici e pm, organi d’autogoverno della magistratura formati per sorteggio. Una bestemmia costituzionale? In linea di principio no. La separazione delle carriere dovrebbe garantire la terzietà del giudice penale, ponendo sulla stessa griglia di partenza l’accusa e la difesa; il sorteggio dovrebbe tagliare le unghie alle correnti giudiziarie, rafforzando l’autonomia di ogni magistrato. Ma il punto non è che cosa fai, bensì come lo fai. Specie se ti trastulli con la fisionomia della giustizia – la dea bendata, che somministra le ragioni e i torti. Quanto al cordone ombelicale che lega giudici e pubblici ministeri, in primo luogo. La riforma lo recide, benché già adesso si possa cambiare ruolo una sola volta durante la carriera, entro i primi dieci anni di servizio, e con l’obbligo di cambiare sede. Ma stavolta s’usano le cesoie, anziché le forbici. Il pubblico ministero avrà un concorso tutto suo, un Csm solo suo. Diventa potente e prepotente. E a quel punto sarà giustificato mettergli un guinzaglio, assoggettarlo alle direttive del governo, proprio per comprimerne gli eccessi. Risposta al referendum: no, non ci caschiamo. Quanto al sorteggio, in secondo luogo. Un sorteggio col trucco, giacché i membri togati vengono estratti fra i 10 mila giudici italiani tirando in aria i dadi, i membri laici (quelli di derivazione parlamentare) pescando dentro liste formate dai partiti. Che non si sa quanto saranno lunghe, magari venti nomi, così uno su due otterrà il suo bel posto al sole. E oltretutto il sorteggio, per come viene concepito, umilia la dignità dei magistrati, privandoli del diritto di voto. Sarebbe stata commestibile (e altrettanto efficace per contrastare le correnti) una soluzione mediana: dieci membri eletti, dieci sorteggiati fra magistrati meritevoli. Ma lorsignori hanno fatto una scelta muscolare, radicale; muscolo per muscolo, diciamogli di no. E c’è poi l’Alta Corte disciplinare, la corte dei miracoli. Che mette in castigo i magistrati ordinari, ma chissà perché non quelli contabili o amministrativi. Che è un giudice speciale, benché l’articolo 102 della Costituzione vieti d’istituire nuovi giudici speciali. Che decide su se stessa, essendo giudice d’appello contro le proprie sentenze. Che sfugge al ricorso in Cassazione, anche qui in contrasto con l’articolo 111 della Costituzione. Che altera la proporzione fra membri togati e membri laici a vantaggio dei secondi. E che infine concorre alla moltiplicazione dei pani, dei pesci e dei Csm, disarticolando il potere giudiziario. Risposta: no, tre volte no. Posso aggiungere una notazione personale? Ero in dubbio, quando la riforma venne presentata dal governo Meloni, nel giugno 2024. Strada facendo i suoi padrini ne hanno rivelato l’intenzione: una riforma contro la magistratura, non in sua difesa. E l’hanno blindata con quattro votazioni parlamentari senza correggerne una virgola. Tutto l’opposto dell’esperienza maturata alla Costituente, di quel reciproco parlarsi ed ascoltarsi tra forze politiche diverse. E allora dico no, per questo governo e per chi in futuro vorrà replicarne il metodo. Con la speranza che s’impari la lezione.

lunedì 9 marzo 2026

Da Epstein alla guerra, il potere senza più limiti

di Tomaso Montanari - Ilfattoquotidiano.it - 08/03/2026 Abbiamo dimenticato che ciò che limita il potere limita anche la guerra. La guerra, che ora divampa: senza limiti. Senza limiti. Lo smisurato, illimitato, impunito genocidio di Gaza ha aperto la porta a una guerra senza limiti: morali, giuridici, umanitari. Senza limiti politici, senza limiti di tempo (può durare “forever”), e senza limiti di luogo (nessuno è al sicuro). È questo ciò che colpisce e travolge della situazione in cui il criminale lucido Netanyahu e il criminale appannato Trump hanno precipitato il mondo con la servile, succube complicità dei governi europei, incluso quello più grottesco – il nostro –, e con la sola, luminosa, eccezione di quello spagnolo. La guerra senza limiti è la conseguenza diretta della definitiva rottura del già precarissimo equilibrio dei poteri interni alle democrazie occidentali. Negli ultimi tempi una inarrestabile legge di proporzionalità inversa ha visto il potere di pochissimi super ricchi farsi senza limiti e il potere dei cittadini venire costretto entro limiti sempre più angusti: l’estrema diseguaglianza economica ci ha riportato a un sistema di caste che ordina, dall’alto verso il basso, chi può fare di tutto giù giù fino a chi non può fare nulla, nemmeno manifestare in piazza. Così, questa guerra è una “Epstein War” non solo nel movente occasionale (oscurare il coinvolgimento di Trump nell’abisso di fango e sangue degli Epstein files), ma ancor di più nell’antropologia del potere. Quando Trump (in una intervista al New York Times del gennaio di quest’anno) ha dichiarato che il suo unico limite è la sua stessa moralità, stava applicando al governo del mondo lo stesso metro con cui si era regolato in tutta la sua vita di imprenditore malavitoso e frequentatore del mondo di Epstein. Un mondo di isole, palazzi, aerei privati in cui la legge non vigeva e in cui i ricchi e i potenti potevano fare letteralmente di tutto: senza limiti. Non c’è alcuna soluzione di continuità tra la violenza privata sui corpi delle donne irretite da Epstein e le bombe sui corpi delle bambine iraniane: il filo che lega questi scempi è l’assoluto arbitrio di chi non riconosce alcun limite esterno. Non c’è soluzione di continuità tra i “pieni poteri” del maschio, bianco e ricco nelle alcove di Epstein, quello del presidente degli Stati Uniti dentro il suo Paese (Minneapolis) e quello degli Stati Uniti nel mondo (Venezuela, Iran). In tutti i casi, un potere che considera se stesso “assoluto” non riconosce alcun limite: all’interno non contano la Costituzione, gli Stati federati, i sindaci, i governatori, le università, all’esterno non contano il diritto internazionale, gli altri Stati, gli organismi sovranazionali. In questo assetto non esistono freni: né sul piano simbolico (si può far presiedere il consiglio di Sicurezza dell’Onu a Melania Trump, sbeffeggiando contemporaneamente il genere femminile e le Nazioni Unite, proprio come Caligola umiliava il Senato facendo senatore il proprio cavallo), né su quello sostanziale (si può immaginare e creare un anti-Onu a conduzione privata, l’osceno Board of Peace). Non esistono argini al potere del capo: mentre ogni altro potere interno (parlamenti, magistrature, giornali, università…) o esterno (consessi sovranazionali, corti internazionali, ong…) viene limitato, svuotato, represso. Agitando il feticcio di una sovranità popolare anch’essa senza limiti, di fatto si priva il popolo sovrano di ogni vero potere: un progetto funzionale a fare la guerra, perché una legge ferrea stabilisce che “il potere di aprire e far cessare le ostilità è esclusivamente nelle mani di coloro che non combattono” (Simone Weil). Dovremmo aprire gli occhi sulla relazione che c’è tra lo smontaggio degli equilibri delle democrazie (marginalizzazione dei parlamenti, sottomissione delle magistrature ai governi, repressione securitaria) e questo terribile amore per la guerra. Di recente, il filosofo del diritto Tommaso Greco ha ricordato (in Critica della ragione bellica, Laterza 2025) come per il Kant del trattato sulla Pace perpetua il mantenimento della pace dipenda in primo luogo dagli ordinamenti interni degli Stati: che proprio a questo fine devono essere “repubblicani”, cioè garantire che siano i rappresentanti dei cittadini a decidere “se la guerra può o non può essere fatta”. Una richiesta che certo non avviene laddove i capi di Stato sono i “proprietari”, dice Kant, dello Stato stesso. Il fatto che il capo incontri il limite del Parlamento, della legge e di una magistratura libera rende meno probabile la guerra: perché rende più probabile che quello Stato sia disposto a riconoscere il limite degli altri Stati, e che ci si doti, insieme, di un sistema sovrastatale di regole e istituzioni. Esattamente tutto ciò che ora stiamo distruggendo a rotta di collo: perché abbiamo dimenticato che ciò che limita il potere limita anche la guerra. La guerra, che ora divampa: senza limiti.

giovedì 5 marzo 2026

NOOOOO ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

La destra sta facendo campagna elettorale sulla riforma della giurisdizione basata sulla menzogna. E si basa sulla menzogna, perchè non ha validi argomenti per sostenere il si. Il povero Nordio sembra proprio come una scheggia impazzita: vuole portare a casa la sua deforma per poi completarla con quella del codice penale. Una bella prospettiva che, se unità ai decreti attuativi che ha già predisposti, ci pone davanti alla devastazione del terzo potere dello Stato che è appunto la Giustizia. Come ha rilevato Luciano Canfora, questa non è una riforma, ma un attentato alla Costituzione e lo è perchè intende cambiare ben sette articicoli della Costitituzione, in un colpo solo, come deciso dal governo e dalla destra, che si è sottratta al confronto parlamentare ed ha escluso completamente le opposizioni nella scrittura di questa deforma costituzionale. Con un colpo di mano il potere esecututivo si è appropriato del potere legislativo, che è il Parlamento ed ha fatto approvare questo scempio dalla sola sua maggioranza. Le riforme costituzionali vanno condivise e vanno condivise perchè la Costituzione è di tutti gli italiani e nessuno se ne può appropriare, come purtroppo è avvenuto. Il governo non pago di questo, per completare il colpo di mano, si è reso artefice della riforma elettorale, depositata e redatta dalla sola maggioranza, senza aprire un dibattito in Parlamento e senza sentire il bisogno di confrontarsi con l'opposizione. Quella che ne è venuta fuori è una legge truffa, che come detto dal Prof. Ainis possiamo chiamare "MUssolini", che è peggiore di quella che ha portato il fascismo al potere: liste bloccate e premio di maggioranza abnorme, che supera il 17%, per chi ha un voto in più. Questo dicono serva alla governabilità! No, questo è un'altro colpo di mano per mandare a macero democrazia e costituzione e assumere un potere assoluto! Una maggioranza inamovibile, che macina disastri su disastri, pare non abbia capito che la governabilità è già in atto con questo stesso governo, che si è appropriato del potere legislativo ed esecutivo, dimenticandosi di governare il Paese per soddisfare i bisogni di un popolo sempre più vessato e tenendo conto anche delle opposizioni. In considerazione di quanto sopra, occorre votare NO al prossimo referendum per cercare di fermare non solo la disastrosa riforma della giustizia, che vuole i giudici sottomessi alla politica, ma anche perchè non si compia il disastro Costituzionale e democratico del Paese, che questo governo sta mettendo a dura prova, anche con le decisioni sulla guerra contro l'Iran voluta dagli USA e da Israele. VOTARE NOOOOO RIMANE QUINDI VITALE PER IMPEDIRE IL COLPO DI MANO ALLA COSTITUZIONE!!!! NELLA Toscano