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lunedì 11 maggio 2026
Il mito del profeta!
Riprendo dalla bacheca di Liliana Bottaccioli:
AVVERTENZA: non condividete il post. Copiatelo e incollatelo sul vostro profilo perche', come faccio ogni volta che diventa virale, lo nascondo e lo rendo accessibile ai soli amici.
Il mito del "profeta" è la truffa più redditizia della storia, e Bob Dylan ne è l’amministratore delegato.
Oggi parleremo di coloro che predicano bene e razzolano male (quasi tutti quelli che fanno i soldi sui fessi).
È ora di smetterla di trattare certi personaggi con il guanto di velluto. Molti hanno regalato l’anima a un uomo che ha costruito un impero finanziario vendendo l’indignazione un tanto al chilo, mentre nel privato e nelle scelte politiche stringeva la mano proprio a quei "Padroni della Guerra" che faceva finta di maledire.
Non è "arte", ma sciacallaggio.
Se scrivi brani che diventano il vangelo di chi marcia contro il sangue versato in Vietnam, ma poi ti inventi mille scuse mediche e burocratiche per non sporcarti mai le mani in una trincea vera, sei un disertore morale che guarda gli altri morire dalla finestra di una villa pagata con i diritti d’autore della loro sofferenza.
Dylan non ha mai condiviso il destino dei diseredati che cantava; li ha usati come scenografia. È la differenza che passa tra il medico che cura i feriti e il venditore di souvenir che piazza le cartoline fuori dagli ospedali da campo .
La sua "svolta" pro-Israele degli anni '80, culminata in quel manifesto di prepotenza che è Neighbourhood Bully, non è una maturazione spirituale, ma è un tradimento a freddo. Mentre il Libano bruciava e le milizie trucidavano donne e bambini a Sabra e Chatila con la benedizione dei generali israeliani, Dylan prendeva la penna per descrivere Israele come un povero esiliato accerchiato da mostri. Ha ribaltato la realtà, trasformando l’oppressore in vittima con lo stesso talento con cui vent’anni prima recitava la parte del ribelle. Ha preso il concetto di "terra senza popolo" – una bugia colossale che ha cancellato l’esistenza dei palestinesi – e l’ha messa in musica, rendendo l'apartheid orecchiabile.
Questo non è "diritto di opinione", è propaganda servile pagata col prestigio di chi un tempo passava per umanitario. E qui arriviamo al punto che fa davvero schifo: il predicatore che abusa della propria autorità morale. È esattamente come il prete che dal pulpito fulmina i peccatori e poi violenta i bambini in sacrestia. Dylan ha "violentato" la speranza di una generazione. Ha fatto credere a milioni di persone che la musica potesse cambiare il mondo, mentre lui era solo impegnato a cambiare il suo conto in banca. Il fatto che oggi venda il suo intero catalogo alle multinazionali per 400 milioni di dollari è il sigillo finale sulla sua carriera: ha svenduto i "tempi che stanno per cambiare" a chi quei tempi li controlla e li strozza.
E qui mi viene in mente qualcosa di piu' "italico": in questa fiera dell'ipocrisia, i politici come Luigi Di Maio sembrano quasi dei dilettanti, ma seguono lo stesso spartito. Se Dylan ha venduto canzoni, Di Maio ha venduto schede elettorali. È la stessa mutazione genetica: partono urlando contro la casta, contro le armi, contro le ingiustizie internazionali, promettendo di "aprire il sistema come una scatoletta di tonno", e finiscono per diventare il tonno preferito del sistema. Di Maio che va a fare l’inviato speciale nel Golfo Persico, dopo aver sbraitato per anni contro gli emiri e a favore della Palestina, è la versione politica del Dylan che sostiene Meir Kahane. È la dimostrazione che la rabbia popolare è solo una scala per arrivare al piano attico. Una volta arrivati lassù, la scala si butta via e si inizia a brindare con chi prima veniva insultato.
Il Nobel a Dylan non è stato un premio alla letteratura, è stato il premio alla carriera di un imbonitore che è riuscito a fregare il mondo intero. Hanno premiato la capacità di restare a galla mentre tutto affonda. Non c’è profondità nel suo silenzio su Israele o nel suo sostegno ai fanatici; c’è solo il vuoto pneumatico di chi ha scelto di stare con il boia perché il boia ha il coltello dalla parte del manico e i soldi in tasca.
Sia Dylan che Di Maio sono i simboli di un'epoca in cui non conta chi sei, ma quanto bene riesci a recitare la parte del giusto mentre fai i tuoi affari. Se un uomo predica la carità e poi frusta i suoi servi, non merita una statua o un seggio: merita il disprezzo che si riserva a chi ha trasformato la speranza in una merce di scambio. È ora di smetterla di ascoltare i loro dischi e le loro promesse, e iniziare a guardare dove mettono i piedi: perché i loro piedi sono sempre saldamente piantati sul collo di qualcuno.
Un mio amico veneto direbbe: "El ga anca la fasa da toco de merda."
Mario Charlie Manenti
Diffidiamo di chi va in piazza a Gridare per confondere i cittadini!
Diffidare di chi va in piazza a gridare e di chi approfitta dell'ingenuità soprattutto dei giovani , che osannano cantanti che cantano amore e fanno affari.
Come potete vedere tutti o quasi questi cantanti che riempionole piazze si mettono contro il potere. L'ho potuto verificare nel corso del referendum sulla parziale abrogazione della legge elettorale: nessuno ha voluto fare campagna a sostegno del referendum!
Purtroppo la gente e i giovani soprattutto non si pongono domande e loro ingrossano il loro conto in banca, contanto sull'ignoranza dei più, come nel caso di BOb Dylan, un tempo idole dei giovani!
Personalmente ho sempre diffidato di quelli che gridano, sono convinta che quando si grida è perchè si è incapaci di un ragionamento, metti la Meloni, metti grillo,poi ci sono quelli come di Maio che trafficano dietro le quinte, e chi scrive canzoni per fregare il prossimo e arricchirsi. La verità è che prima di dare credito a tutti questi personaggi bisognerebbe approfondire.
Adesso in Sicilia abbiamo un novello avventuriero, purtroppo nascono come funghi,che grida e si dimena nelle piazze, piuttosto che stare in Parlamento a svolgere il suo ruolo. Sbraitare in piazza, senza mai nemmeno accennare a come risolvere qualche problema, fa la fortuna di questi predicatori del nulla. Ed eccoci il La Vardera, che sbraitando è riuscito a fare sgombrare la spiaggia di Mondello, per poi abbandonarla al degrado, visto che non è stato capace di fare nemmeno una minima proposta di gestione della stessa, ha deciso di passare subito all'incasso , mettendo su un partito personale, un'altro!
Come nelle migliori tradizioni, ora è in trattativa per candidarsi a governare la Sicilia! Purtroppo c'è chi non ha capito nulla e /o si illude in un cambiamento, che in questo caso, oltre la liberazione di Mondello, c'è il nulla, non c'è uno straccio di visione.
Siamo proprio persi in questo Paese, se la gente non comincia seriamente a riflettere e a capire quello che succede e , soprattutto, a capire chi sono i novelli salvatori della patria!
N.T.
Il 25 aprile festa di tutti gli Italiani!
Il 25 aprile è la festa di tutti gli italiani per celebrare la vittoria dei partigiani sul nazifascismo. Deviare il discorso sull'oggi, cercando di ignorare quel tragico passato, come molti in questi giorni stanno cercando di fare, significa volere occultarlo per cancellare la memoria del sacrificio dei moltissimi partigiani che hanno sacrificato la loro vita per riscattare il Paese da una dittatura la cui prima causa è stata la soppressione della libertà. Non ci vuole molto a capirlo, basta solo guardare ai fatti e comprendere che la memoria è necessaria, sia per il tributo che dobbiamo a chi ha lottato ed è morto per ridarci la libertà, sia per scongiurareche fatti del genere abbiano a ripetersi in futuro . Non c'è dubbio comunque che oggi chi ci sgoverna sta facendo di tutto per riportarci indietro e per farlo sta cercando di manipolare la storia. Noi non lo permeteremo e continueremo a custodire la memoria di quella tragedia, per cercare di costruire un futuro migliore, pur con la consapevolezza delle tante insidie dell'oggi, di cui sono responsabili le classi dirigenti , senza scrupoli e cultura storica soprattutto, che ci governano !
N.T.
sabato 25 aprile 2026
🇮🇷⚡️🇺🇸 NUOVI COLLOQUI IRAN/USA? SMENTITA DIRETTA.
dalla bacheca di Bruna Bovo su fb
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Seyed Mohammad Marandi, docente all'Università di Teheran, analista e membro delle delegazione recatasi a Islamabad per i negoziati con gli Stati Uniti l'11 aprile scorso, intervistato da Al-Mayadeen:
"Araghchi non negozierà con gli americani a Islamabad, né direttamente né indirettamente, e la Casa Bianca mente a riguardo."
"Dall'insediamento di Trump alla presidenza, le bugie della Casa Bianca sono diventate più ridicole e nessuno crede a quello che dicono."
"Trump non ha il lusso del tempo e deve o uscire da questo pantano o affondare ancora di più, e Teheran non cadrà nelle sue bugie."
"Teheran non ha mai parlato del programma nucleare a Islamabad e tutto ciò che è stato detto è una fabbricazione dei media occidentali."
"I media occidentali fabbricano narrazioni per mostrare l'Iran come se stesse voltando le spalle ai suoi obblighi, al fine di preparare il terreno per l'aggressione contro di esso."
"A mio avviso, la Casa Bianca e i media americani stanno mentendo riguardo ai piani di negoziato diretto tra l'Iran e il regime Trump in modo da poter poi affermare disonestamente che l'Iran ha infranto le sue promesse, contribuendo a "giustificare" ulteriori aggressioni agli occhi del popolo americano.
Su X
"Perché mai l'Iran dovrebbe avere una minima fiducia in un processo i cui conduttori, Witkoff e Kushner, sono due sionisti la cui lealtà va al regime israeliano e che hanno già mostrato due volte in un anno la loro sete di guerra?
La Repubblica Islamica dell'Iran sa cosa la Coalizione Epstein pianifica di fare e ne è pronta."
#iran #usa #Trump #lies #Islamabad #Teheran Mostra meno
25 aprile: a Milano contestata la Brigata ebraica, poi viene scortata fuori dal corteo. Fiano: "Mai successo in 50 anni"
Tensioni alla manifestazione milanese. Sala: "Avevo espresso a prefetto e questore la mia preoccupazione"
Mentre via Palestro si riempiva di migliaia di persone pronte a partire in corteo, la Brigata ebraica veniva contestata: “Via i sionisti dal 25 aprile”. A guidare la contestazione, i Carc e alcuni militanti pro-Pal, con bandiere e lo striscione con la scritta "Via i servi di Usa e Nato e i sionisti, per una nuova liberazione”. I manifestanti gridavano "assassini" e spiegavano che gli esponenti della Brigata ebraica ”sono quelli che bombardano le popolazioni di Gaza e quindi non posso partecipare e non hanno diritto a stare al corteo - hanno scandito al megafono -. Festeggiano la resistenza e la lotta partigiana ma non tolleriamo la loro presenza”.
Dopo diversi momenti di tensione, lungo via Senato, lo spezzone della Brigata ebraica - con contestazioni ancora più dure - è stato fatto uscire dal corteo dalle forze dell'ordine in tenuta antisommossa. "Siamo stati cacciati dalla Polizia, è un fatto grave e ne parleremo", ha detto il presidente del museo della Brigata ebraica, Davide Romano.
Con loro c'era anche Emanuele Fiano: "Siamo stati cacciati dal corteo, perché abbiamo nei nostri striscioni la stella di David, perché difendiamo il diritto dello stato d'Israele di esistere, perché difendiamo i diritti della Brigata Ebraica a sfilare? Non lo so, chiedetelo a loro". Poi ha continuato: "Oggi le istituzioni non ci hanno permesso di fare questo ed è una vergogna".
Per il presidente dell'Anpi, Gianfranco Pagliarulo, il corteo diMilano "non è bloccato per le contestazioni ma perché la Brigata ebraica non si è mossa. Il problema è che la Brigata come da accordo con il questore, così mi hanno detto, doveva uscire a un certo punto dal corteo. Perché non c'è solo la Brigata ebraica, cosa assolutamente legittima - ha aggiunto -, ma ci sono anche gli iraniani che vogliono il ritorno del figlio dello Scià - ha aggiunto - e questo non mi pare sia una posizione coerente col 25 aprile".
"I tempi sono questi - ha commentato invece il sindaco di Milano Beppe Sala arrivando in piazza Duomo -. Io devo dire che avevo espresso al prefetto e al questore la mia preoccupazione da tempo. Capisco che poi loro facciano quello che possono, ma la situazione in queste settimane, in questi mesi è questa, quindi c'è poco da stupirsi - ha aggiunto -. Io sinceramente un po' me l'aspettavo. E non lo so, è un fatto organizzativo su cui non posso ovviamente commentare".
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