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martedì 17 febbraio 2026
Hanno dichiarato guerra alla Costituzione e ancora molti italiani non se ne rendono conto.
Che la posta in gioco fosse lo smantellamento della Costituzione credo sia sfuggita a molti, anche ad autorevoli commentatori, che non trovno di meglio che dibattere sulle tecnicità della proposta referendaria e sui "giudici", che tra l'altro non sono proprio l'oggetto della riforma e che non servirà di certo a cambiare comportamenti che molti denunciano essere ingiusti e non conformi alla legge.
Infatti, è bene che tutti sappiano che 𝑖𝑙 22 𝑒 23 𝑚𝑎𝑟𝑧𝑜 voteremo per una modifica della Costituzione nella sua parte essenziale, che è l'armonia dei poteri, come rileva Rino Formica su Domani del 27.2.2026, che, ahinoi, si è degradata nel tempo.
Oggi dovremmo riflettere principalmente su cosa vogliamo fare della Costituzione: dargli un colpo finale oppure recuperarla? Questo è il vero problema, che molti eludono, soprattutto chi è a favore del si. Deve essere , quindi, chiaro che la modofica di ben sette articoli "è un atto di guerra alla Costituzione (R.F.)" ed io sono d'accordo con R.F. quando afferma altresì, che oggi vogliono distruggere la Costituzione le stesse forze e pulsioni che hanno un interesse alla liquefazione delle generazioni e dei rapporti generazionali.
"Ecco perché oggi bisogna avere l’onestà e la fedeltà alla Carta Costituzionale per poterla spiegare per la funzione che ebbe: recuperò la funzione dell’armonia nei rapporti tra gruppi civili e sociali, religiosi, culturali, rifondò e rafforzò le istituzioni rappresentative e soprattutto seppe recuperare i principi che si fanno democrazia, che si fanno vita di tutti, l’anima.
Questo è il nostro compito, da esprimere con nettezza e schiettezza.
Dunque va detto con onestà: vi hanno parlato di riforma, di giustizia, anche nei suoi aspetti alcuni miserabili, il sorteggio, le corporazioni interne.
Vi hanno ingannato. Votare per il Si non è una minaccia per cambiare la Carta costituzionale ma è già un atto di cambio istituzionale dell’assetto democratico repubblicano del paese.
Votare No non è un gesto antimeloniano di pura formalità ma è la condanna popolare dello scempio in atto nel funzionamento degli organi costituzionali.
Il principio fondativo della Carta è costato la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, alle nostre generazioni è costato anche rischi gravi di insubordinazione interna.
Che non sono stati solo il terrorismo, ma quello che è più pericoloso del terrorismo armato, il terrorismo ai principi democratici (R.F.)."
Come possiamo vedere la posta in gioco di questo referendum è molto alta e dalla vittoria del NO dipenderà il futuro democratico che vogliamo costruire, cercando di recuperare tutti quei valori che sono stati perduti, che ritengo fondamentali per salvare il Paese dalla barbarie.
In considerazione di ciò, io voglio invitare alla riflessione quanti oggi si stanno dilaniando inutilmente e dannosamente su questioni che nulla hanno ache fare con la riforma Costituzionale proposta dal governo, che tra l'altro non avrebbe mai dovuto mettervi mano, come ebbe a dire Piero Calamandrei, uno dei più grandi giuristi di tutti i tempi: quando il Parlamento discute di riforme costotituzionali, gli scranni del governo devono essere vuoti!
Ebbene oggi abbiamo visto un Parlamento esautorato dal proprio ruolo, di cui con un colpo di mano si è appropriato il governo. Questo è gravissimo e non può essere sottaciuto.
Invito alla riflessione, quindi, e a votare NO convintamente!
Nella Toscano
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